Sull’apertura al centro ”dobbiamo dare una risposta chiara. Se abbiamo intenzione di rispondere al populismo di Berlusconi non con una coalizione di Palazzo ma con quella alleanza di popolo che ha a cuore oggi innanzitutto il destino di precarietà dei propri figli, allora dobbiamo costruire

un polo progressista che può essere maggioritario”. Intervistato da Repubblica, il leader di Sel Nichi Vendola spiega che ”non c’e’ un veto sulle persone”, ma ”l’agenda Bersani non è sovrapponibile all’agenda Monti: su questa si fa punto e a capo”.

”Le politiche di austerità stanno spingendo l’Europa verso una deriva recessiva. Con un riformismo keynesiano, adattato alle diverse situazioni, si può far crescere l’economia”, dice Vendola. ”Noi abbiamo compiuto scelte come se fossero le uniche possibili. Dobbiamo discutere facendoci il segno della croce, come se l’austerity sia una religione? O possiamo dire che queste scelte diminuiscono i consumi e deprimono la domanda interna?”.

Il centrosinistra, aggiunge, ”è affidabile agli occhi dell’Europa. Dobbiamo smetterla di avere paura delle nostre ragioni”. Sulle dimissioni del premier Monti, ”procrastinare le agonie, prolungare la paralisi operativa quando invece e’ urgente mettere in campo decisioni e fare scelte sarebbe stato peggio”, osserva Vendola. ”La cosa che mi ha più colpito in queste settimane è stato il giudizio ottimistico che Monti dà sulla situazione del Paese. Credo che ci sia una grave sottovalutazione del fatto che si sono aperte crepe gigantesche nel tessuto di coesione sociale del Paese. C’è un’Italia – sottolinea – che si è letteralmente schiantata, si è schiantato anche il ceto medio. E quando va in frantumi il ceto medio si mette in pericolo la tenuta democratica”.

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