Zio e nipote finiscono ai ferri corti per un debito contratto e la controversia finisce dinanzi al Giudice di Pace dove il presunto creditore rilascia dichiarazioni mendaci sostenendo di non aver mai chiesto denaro allo zio.

Per quell’episodio, i giudici della Corte d’Appello di Lecce, (Presidente Giacomo Conte, a latere Nicola Lariccia e Massimo Orlando) hanno confermato la condanna di primo grado a carico di Marco Caiulo, 58enne di Squinzano, ad otto mesi di reclusione con l’accusa di falso giuramento della parte.

Lo zio avrebbe staccato un assegno di 2 mila e 500 euro al nipote per venire incontro ad una sua necessità economica. Nonostante le persistenti richieste di restituzione della somma e l’apertura di un procedimento civile, V.S. perse la causa per il giuramento decisorio deferito in cui il nipote affermò il falso, subendo anche il pignoramento della propria pensione. Da qui l’apertura di un processo penale. La parte civile, invece, era assistita da Francesco Spagnolo e Fiorino Ruggio e verrà risarcita con sei mila euro.