C’è un arresto per il ferimento di Gioele Greco, il 25enne leccese, ferito a colpi di pistola sabato scorso, nei pressi del bar “Macà”, annesso alla stazione di servizio Tamoil, sulla Cavallino – Caprarica. Il presunto aggressore si nascondeva nella sua villa, in un luogo “segreto”: aveva realizzato un’intercapedine dietro una finta parete, dietro ad un enorme specchio.

 

Le manette, con l’accusa di tentato omicidio, sono scattate per il 58enne di Cavallino Ciro Vacca, volto noto alle forze dell’ordine. L’uomo è stato arrestato questa notte, nel corso di un blitz eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo ed operativo del comando provinciale di Lecce, in collaborazione con i colleghi della Compagnia del capoluogo, all’interno della sua villa, alla periferia di Cavallino.
Le indagini, sin da subito, pur non tralasciando altre ipotesi, si erano indirizzate verso il 58enne. È lui, infatti, il proprietario della minicar Lieger bianca, ritrovata sul luogo della sparatoria, ed accanto alla quale è stato rinvenuto e sequestrato il bossolo, calibro 9×21, della pallottola che ha ferito Greco ad un fianco, durante un incontro al quale parteciparono – oltre al Greco (ritenuto dagli inquirenti un emergente nell’ambito della criminalità locale) ed al Vacca – altre tre, quattro persone.
I carabinieri, dunque, erano già sulle sue tracce, ma Ciro Vacca si era reso irreperibile. Eppure – come scopriranno i militari durante il blitz – si trovava proprio nella sua abitazione.
La villa del 58enne era tenuta costantemente sotto osservazione, per via di alcuni movimenti sospetti, che erano stati notati dopo il grave fatto di sangue. Vacca, inoltre, era stato nel frattempo anche raggiunto da un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Nella notte, come detto, è scattato l’arresto. Nonostante l’escamotage cui aveva ricorso ( si nascondeva in un’intercapedine realizzata dietro una finta parete, alla fine di un corridoio che terminava con uno specchio), l’uomo è stato stanato dagli investigatori. Quando lo hanno rintracciato dai carabinieri del nucleo investigativo, l’uomo era armato di una pistola calibro 9 mm, risultata importata illegalmente nel territorio dello Stato, con ogni probabilità la stessa usata per il ferimento di Gioele Greco, con il colpo in canna e quindi pronta all’uso. Vacca – secondo gli investigatori – temeva per sua incolumità e si era quindi armato.
Con i carabinieri, fortunatamente, l’uomo si è dimostrato calmo e ragionevole e non ha opposto resistenza, mentre i militari gli stringevano la manette ai polsi. Nel corso della perquisizione, sono state rinvenute e sequestrate 42 cartucce calibro 9 mm “Luger”, dello stesso tipo del bossolo repertato sulla scena del crimine.
Ciro Vacca è stato accompagnato presso il carcere di Borgo San Nicola, dove si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini, tuttavia, non sono affatto concluse.

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