E’ arrivato in mattinata sulla scrivania del sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, che fa parte del pool Criminalità organizzata, il fascicolo sul violento agguato al furgone portavalori che si è verificato ieri mattina alle porte di Lecce.

 

Sarà lui a coordinare l’inchiesta condotta, congiuntamente dai poliziotti della Squadra mobile e dai militari dell’Arma. E proprio nel suo ufficio si è svolto, nelle scorse ore, un summit tra le forze dell’ordine che stanno indagando.

Accertamenti a trecentosessanta gradi saranno effettuati dalla Procura che, innanzitutto, vuole verificare se i proiettili rinvenuti sul posto siano gli stessi esplosi in altre rapine di questo tipo. Nelle mani degli inquirenti ci sono in particolare tre bossoli ed un proiettile inesploso che riconducono ad un kalashnikov militare di fabbricazione russa.

Dopo aver ascoltato tutti i testimoni, gli inquirenti si stanno occupando, in queste ore, di svolgere tutti i necessari riscontri incrociati e di analizzare ciò che rimane delle due Bmw incendiate dai banditi ed abbandonate una nel luogo dell’agguato, lungo la Statale 16, l’altra in un casolare nelle campagne tra Martignano e Sternatia. Le auto ridotte in cenere, compresi targhe e telaio, erano state rubate nel Foggiano insieme ai camion portati via, invece, da una ditta di Francavilla Fontana.

La banda, composta da non meno di 7 persone, aveva organizzato l’assalto da tempo. Sicuramente si tratta di professionisti, che potrebbero essere giunti a Lecce dal Foggiano, ma che potevano contare su un basista della zona che conosceva perfettamente i luoghi, e soprattutto l’itinerario che il portavalori avrebbe dovuto seguire.

 

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