È stato ascoltato questa mattina Ciro Vacca, 58enne di Cavallino, ritenuto responsabile del ferimento di Gioele Greco, il 25enne leccese ferito nella serata di sabato con un colpo di pistola.

Alla presenza dei suoi avvocati difensori Cosimo Rampino e Donato Sabetta, dinanzi al gip Giovanni Gallo e al sostituto procuratore Guglielmo Cataldi, Vacca ha risposto a tutte le domande focalizzando la sua difesa sul fatto che se avesse voluto uccidere Greco avrebbe sparato un secondo colpo. Il suo obiettivo, invece, era solo quello di intimidire Gioele e il colpo, a suo dire, è partito in maniera del tutto accidentale. Gioele si sarebbe frapposto a lui e in maniera del tutto involontaria sarebbe poi stato ferito. Sul movente, poi, Vacca ha dato una spiegazione che non avrebbe niente a che vedere con logiche di spartizione del territorio per questioni di droga. Vacca ha dichiarato che l’incontro sarebbe avvenuto per chiarire un presunto coinvolgimento del figlio in un furto di un’auto sul quale Gioele avrebbe preteso delle spiegazioni. Ci sarebbe stato anche un primo incontro sfociato in minacce reciproche e così sabato scorso Vacca si sarebbe premunito portando con sé una pistola, da utilizzare solamente per intimidire Gioele. Al chiarimento, secondo il racconto di Vacca, erano presenti altre tre persone che non avrebbero assolutamente partecipato al litigio e che il 58enne non aveva mai visto. Il 58enne, con un passato nel gruppo di Roberto Capoccia e coinvolto nella maxi inchiesta “Lupa”, venne stanato nella prima mattinata di ieri dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce all’interno della sua villa di Cavallino nascosto dietro una finta parete, coperta da uno specchio, alla fine di un lungo corridoio. Il 58enne fu sorpreso con in mano un’arma da fuoco, calibro 9, detenuta illegalmente, pronta a sparare. L’arma venne anche sequestrata e non si esclude che sia la stessa utilizzata per ferire all’addome Greco.

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