Gli indifferenti, è il titolo di uno dei più popolari romanzi di Alberto Moravia. Pubblicato nel 1929, dopo numerose difficoltà, il romanzo, perfettamente in linea con la corrente esistenzialista dell’epoca, mostra un prezioso spaccato della società italiana degli anni Trenta e contemporaneamente mantiene una formidabile attualità nei temi. L’autore, focalizza l’attenzione sulle dinamiche sociali che s’innescano all’interno delle famiglie per bene e con una lente d’ingrandimento scruta la tormentata interiorità dei personaggi che ne fanno parte.

 

L’indifferenza, è il sentimento che regna sovrano in tutto il romanzo, fa il suo ingresso fin dalle prime battute e intesse la trama che si sviluppa lungo tutto il corso del racconto. I cinque personaggi principali sono coinvolti in un moto apparente, dinamico in superficie ma profondamente statico, l’indifferenza e la vuotezza dell’animo, infatti, bloccano gli attori del dramma in una prigione esistenziale senza scampo. La decadenza e la corruzione dell’ambiente domestico, nutrono l’indole di ogni componente della storia che giunge ad essere vinto dall’apatia, dall’ignavia e dall’assenza di dignità. Persino Michele, uno dei personaggi più puri è sconfitto dalla schiacciante vuotezza del mondo in cui vive, leggiamo nel romanzo: “Un disgusto opaco lo opprimeva; i suoi pensieri non erano che aridità, deserto; nessuna fede, nessuna speranza alla cui ombra riposare e rinfrescarsi; la falsità e l’abbiezione di cui aveva pieno l’animo egli le vedeva negli altri, sempre, impossibile strapparsi dagli occhi quello sguardo scoraggiato, impuro che si frapponeva fra lui e la vita; […] Avrebbe voluto piangere; la foresta della vita lo circondava da tutte le parti, intricata, cieca; nessun lume splendeva nella lontananza: impossibile.” Michele scopre con amarezza la relazione che Leo intrattiene contemporaneamente sia con la sorella Carla che con la madre Mariagrazia, la consapevolezza della verità lo tormenta, perciò decide di cacciare dalla sua casa l’abietto e disgustoso individuo che ha distrutto l’equilibrio familiare. Il gesto pieno di rabbia che Michele compie per liberarsi dello spregiudicato e gretto Leo è un concentrato di paradossi, infatti, la pistola che decide di usare in realtà è scarica, il forte desiderio di vendetta che lo anima scema fino all’inettitudine borghese, e alla fine, vinto dall’inerzia, cade vittima degli stessi vizi che fino a quel momento aveva condannato.

Quando Moravia scrive Gli indifferenti, non lo fa con l’intento di criticare la classe borghese durante il fascismo, eppure inevitabilmente riesce a gettare luce sugli aspetti più salienti di quel mondo ormai dominato dall’apparenza, in cui è più facile rassegnarsi passivamente agli avvenimenti piuttosto che agire. L’indifferenza non genera lotta ma accettazione sottomessa di un presente che può sconvolgere. Il vero protagonista del romanzo di Moravia è dunque, l’inutile slancio d’azione che l’uomo compie verso la purezza, è il tentativo di elevarsi da una condizione di asservimento al potere spregiudicato e senza scrupoli che rende le vite come ombre inconsistenti, è l’incapacità di lottare.

 

di Maria Maddalena Crovella

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