Criminalità organizzata sempre più infiltrata con i gangli della politica, il proliferare del malaffare inquinato con rappresentanti della politica, la lentezza della giustizia che, per problemi di diversa matrice viaggia a marce ridotte e una critica, seppur velata, per la realizzazione di un’opera “di cui si poteva fare a meno”, il filobus.

Inaugurazione dell’anno giudiziario in mattinata e la relazione del Presidente della  Corte d’Appello, Mario Buffa, giunto al suo ultimo anno di mandato dopo decenni di attività, è una radiografia completa sullo stato di salute della giustizia nei tre distretti di Lecce, Brindisi e Taranto.

 

INTERVENTO MARIO BUFFA
Quest’anno niente polemiche incrociate, (l’assenza dell’onorevole Alfredo Mantovano non passa inosservata). Il Presidente Buffa indirizza in platea una ventata di attualità e ottimismo, nonostante la crisi invasiva e parla in maniera forte quando deve analizzare quella linea grigia che abbraccia la politica con la criminalità.

INDAGINE SUL FILOBUS, APPLAUSI IN AULA
“Bisogna avere il coraggio di dire, così come ha scritto Ezio Mauro, che la vera infiltrazione mafiosa è nella politica e solleva un interrogativo: ossia se gli uffici inquirenti del Distretto si siano attrezzati per indagare in questa direzione piuttosto che sui tradizionali traffici di droga che pur la lodevole e necessaria azione di contrasto purtroppo non riuscirà mai a debellare. Il Presidente si chiede se si è mai indagato che cosa c’è dietro quelle iniziative economiche che hanno distrutto in modo pianificato la bellezza delle nostre coste su alcune opere pubbliche di cui la gente comune non riesce a spiegarsi quale sia l’utilità (il riferimento è all’indagine sul filobus di Lecce che, ha detto Buffa, circolano vuoti ed ingombrano le strade). In aula, a quel punto, si è alzato anche un timido applauso tra gli astanti.

INFILTRAZIONI CRIMINALITA’
E’ ormai acclarato, ha spiegato la maggiore carica requirente, che la criminalità organizzata si sia inabissata. Quasi azzerati gli spargimenti di sangue, la malavita è riuscita ad infiltrarsi in attività che spesso appaiono lecite con una strategia che la rende più pericolosa perché diventa più difficile riconoscerla e abbatterla e al tempo stesso le consente di inserirsi più stabilmente nel tessuto sociale e in attività economiche apparentemente lecite: la grande distribuzione alimentare, la gestione delle scommesse e di slot machine, l’edilizia, la raccolta ed il successivo smaltimento di rifiuti, nonché forniture di beni e servizi a privati e pubbliche amministrazioni. In tale ottica, secondo Buffa, si devono interpretare i recenti attentati dinamitardi ai danni di soggetti imegnati nella politica locale e nella gestione di interessi pubblici di enorme portata a cui la criminalità organizzata non può rimanere indifferente

LA PIAGA DELL’USURA
Per il Presidente Mario Buffa, la situazione di crisi, che si è manifestata già da alcuni anni, ha contribuito a spostare il ricorso al credito da quello bancario a quello delle imprese finanziarie e dell’usura (spesso praticata dalle stesse finanziarie, talvolta non estranee all’ambiente della criminalità organizzata). Anche nella provincia di Lecce il numero di cittadini che fa ricorso a prestiti usurari continui a crescere, con uno sviluppo del fenomeno secondo il trend crescente già riscontrato negli ultimi anni. Lo rivelano anche le segnalazioni provenienti dalle associazioni preposte al monitoraggio del fenomeno che, in qualche modo, sconfessano i dati ufficiali di una sostanziale costanza del numero delle denunce. Il fenomeno dell’usura, secondo Buffa, deve ritenersi in forte espansione come si ricava dalle informazioni in possesso degli organi di polizia.

EMERGENZA AMBIENTALE
Oltre al notorio problema dell’Ilva, il Presidente della Corte d’Appello ha voluto evidenziare anche un’altra criticità che abbraccia i territori di tutte e tre le province, anche per l’inadeguatezza dei controlli amministrativi di prevenzione. Un caso emblematico è ad esempio quello nel quale è stato disposto il rinvio a giudizio della dirigenza dell’Enel per reati contro la persona ed il patrimonio causati dalla dispersione delle polveri provenienti dal deposito all’aperto, su una superficie di 125 mila metri quadrati di ingenti quantità di carbone (milioni di tonnellate) utilizzate per alimentare la centrale elettrica “Federico II” nel territorio di Cerano. Si tratta, ha sottolineato Buffa, di un fattore di inquinamento ambientale che, solo a seguito dell’avvio del procedimento penale, sembra avviarsi a soluzione perché l’ente proprietario della centrale ha progettato la costruzione di un carbonile coperto che si accinge a realizzare con un investimento di centinaia di milioni di euro.

EMERGENZA CARCERE
Il sovraffollamento del carcere di “Borgo San Nicola” è stato un altro problema spinoso affrontato dal Mario Buffa e non solo. Per il Presidente, è un’emergenza ben nota da tempo e che mette indiscussione la funzione stessa della pena e che ben presto siu potrebbe acuire se si costruirà un nuovo blocco perché i detenuti, a quel punto, potrebbero diventare 1800. Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del procuratore generale Giuseppe Vignola che ha sottolineato come servano percorsi di riabilitazioni diversi dalla detenzione come la valorizzazione di lavori di pubblica utilità così da alleggerire la mole di lavoro che tormenta i giudici della Sorveglianza. “L’emergenza carcere è una vergogna nazionale”, ha precisato il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, Luigi Rella, “e forse, in alcuni casi, la custodia cautelare in carcere appare una misura troppo eccessiva per determinati reati ingolfando la macchina della giustizia e affollando le celle del carcere. bisogna trovare rimedi quanto prima anche perché non è possibile assistere a scene morificanti quando un detenuto deve attendere ore prima di poter parlae con i prorpri familiari nonostante il buon impegno della polizia penitenziaria”.

PROBLEMA SEZIONI DISTACCATE
Nel suo intervento, poi, il Presidente Luigi Rella ha affrontato il problema delle sedi distaccate dei Tribunali che dovranno essere accorpati a Lecce. “Sette sezioni erano veramente troppo”, ha dichiarato Rella, ma qui a Lecce, “al momento non c’è una sede o un’area che possa ospitare tutti quegli uffici e il sindaco non può e non ha trovato una soluzione al problema e in un modo e nell’altro cercheremo di limitare i danni”.

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