E’ guerra tra l’Ordine dei Medici, la Asl e la Regione Puglia, sulla questione del centro IMID di Campi Salentina. Una bufera nata in sordina nei mesi scorsi ma che ha raggiunto il culmine lo scorso 14 gennaio, quando la ASL ha dichiarato il blocco dei ricoveri del centro di cura per le malattie immunomediate che ancora persiste presso l’ospedale ormai dismesso di Campi Salentina.

Il blocco dei ricoveri ha scatenato l’indignazione e la protesta dei pazienti che non possono ricevere assistenza adeguata e di coloro i quali sono già ricoverati e che temono le dimissioni nonostante le gravi malattie. A quel punto la bufera pare sia diventata implacabile portando alla luce problemi e poca attenzione su un reparto che dovrebbe godere di maggiore interesse da parte delle istituzioni.
In mezzo a tutto ciò, a prendersi le colpe è stato l’Ordine dei Medici, secondo cui ci sarebbe un tira e molla con la Regione che al contrario non vuole far chiudere il centro IMID. Ma l’Ordine non ci sta e questa mattina ha detto la sua tramite il presidente Luigi Pepe che ha convocato una conferenza stampa per chiarire ogni questione.
“È dovere del dell’Ordine dei Medici tutelare i diritti del cittadino e fare sì che possa essere nelle migliori condizioni per usufruire di un ottimo servizio sanitario locale in totale sicurezza.” ha esordito Pepe, in conferenza. “Dagli organi di informazione trapela una contrapposizione dell’Ordine dei Medici rispetto a quella che è una struttura territoriale. Ebbene non è così. Perché sono altri gli irresponsabili che hanno colpa in questa faccenda.”
Espressioni forti per il presidente Pepe che ha spiegato alla stampa di come la guerra sotterranea circa il centro IMID sia nata già lo scorso anno in occasione dell’inchiesta parlamentare in cui “sono state fatte dichiarazioni non veritiere”. Secondo Pepe infatti, il centro IMID, che è stato designato come centro per la cura di malattie come Pemfigo e quelle causate dall’esposizione ai metalli pesanti come l’uranio impoverito, non è in grado di fornire cure adeguate e un ricovero in sicurezza ai pazienti affetti da tali patologie.
“La delibera regionale – continua – che determina il centro IMID come centro per l’uranio impoverito, fece sì che si superassero i limiti dell’accettazione, ma ciò venne segnalato con molta discrezione. Non avendo mai voluto fare politica, ho informato in maniera molto riservata il presidente Vendola, il quale mi disse di vedermela con Attolini. Queste persone erano a conoscenza quindi, di avere fatto un centro per l’uranio impoverito dove di uranio non si è mai sentito nulla! Lo stupore poi, non si è tramutato in fatti concreti a tutela del cittadino, creando delle condizioni di sicurezza per un ricovero senza rischi.
Ho inviato una lettera all’assessore, nella quale si invitava a fare un giro nella struttura; la risposta dell’assessore pur mortificato, non ha però avuto altra reazione. A questo punto ho inviato una lettera il 2 gennaio a tutti gli organi competenti: al direttore della ASL Valdo Mellone, al Presidente della Regione Nichi Vendola, alla vice presidente Loredana Capone, all’assessore alle politiche della salute Ettore Attolini e ai dirigenti di Campi Salentina, tra cui il direttore del centro IMID Mauro Minelli. In questa lettera ribadivo la necessità di azioni concrete. Dal 2 al 13 gennaio 2013 non solo non ho avuto risposte ma non sono stati nemmeno compiuti interventi decisi.”
Tutte le lettere sono state consegnate questa mattina alla stampa, a conferma delle parole di Luigi Pepe, che ha anche dichiarato che “uscendo da qui oggi porterò le lettere ai NAS perché registrino tutte le cose che sono scritte; le porterò anche alla Guardia di Finanza e alla Procura e personalmente anche al Ministero, se non provvederà a fare ciò la Asl. Queste cose vanno risolte nell’interesse dei cittadini ed è
giusto che essi sappiano quali siano le reali competenze , quali siano i reali operatori che lavorano e spiegare che a Campi Salentina c’è questo e quindi non c’è tutto il resto!”
“Aggiungo – ha poi concluso – per il presidente Vendola che ha detto che  l’IMID non si tocca. Ma chi lo vuole toccare? Una volta chiarito che nell’ospedale dismesso di Campi Salentina non c’è più possibilità di un ricovero in sicurezza, la nostra proposta è di sfruttare gli altri ospedali della Provincia con interi piani svuotati dall’accorpamento, in cui si può tranquillamente sposare il centro IMID, continuando così a curare i pazienti nei canoni della sicurezza. A Campi, dove addirittura nemmeno gli ascensori sono sicuri, non è possibile.
“I cittadini bevono informazioni sbagliate e l’Ordine dei Medici deve tutelare portando alla luce questa situazione!”

Sulla delicata vicenda interviene anche il consigliere regionale del Pdl Saverio Congedo, criticando duramente la Regione Puglia e sollecitando una pronta risoluzione della vicenda. “Sarebbe opportuno che alcune questioni di estrema importanza, come quella che riguarda il Centro IMID di Campi Salentina, appartenessero ad una zona franca dalla campagna elettorale, ma devo constatare amaramente che non è così”.   
“Faccio fatica come cittadino pugliese – prosegue – ad ascoltare le meravigliose nenie sulla sanità regionale da parte del presidente Vendola e poi assistere a spettacoli indecorosi come quello che sta accadendo a Campi. È facile pensare che dietro alla mancata autorizzazione della Regione al provvedimento della Asl sul nuovo assetto del centro IMID non ci sia un banale intoppo burocratico, ma  la volontà di dismissione di una struttura che ha ormai rilievo nazionale per quanto riguarda i pazienti affetti da immunopatie. Vendola che rassicura telegraficamente sul futuro del centro, salvo poi non indicare in che modo e in che tempi, dimostra il suo imbarazzo nel conciliare decisioni probabilmente già prese sul centro con l’esigenza di non offuscare la sua campagna elettorale.  E pensare che solo dieci mesi fa l’assessore Attolini si sbilanciava in giudizi lusinghieri sulla struttura di Campi, citandola come modello di una sanità aperta al territorio e della sanità del futuro. Oggi, invece, c’è solo un grande pasticcio, non solo perché il futuro dell’IMID è incerto, ma anche per il paradosso di quei pazienti già in possesso di un piano terapeutico rilasciato dal centro che prevede ricoveri programmati per la somministrazione del farmaco. Che, allo stato delle cose, non potranno fare. Spero davvero che la Regione si attivi e assicuri il prosieguo delle attività – dice ancora Congedo – chiudendo una stagione di chiacchiere e di vuote promesse”.

 

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