Non è stato creduto che il borsone con il fucile lo avrebbe prelevato da un muro dalle parti della sua azienda di lavori stradali. Il gip Annalisa De Benedictis ha così convalidato l’arresto e ha disposto la misura cautelare in carcere nei confronti di Alessandro Pellè, il 37enne, originario di Brindisi

ma residente a San Cesario, così come aveva chiesto il pubblico ministero Antonio Negro. L’uomo venne arrestato nel pomeriggio di martedì scorso perché nella sua Audi A6 i militari della stazione di San Pietro in Lama, guidati dal maresciallo Gabriele trovarono il kit del ladro: un borsone contenente oltre al fucile a pompa calibro 12 anche una pistola calibro 7,65 carica, con le matricole cancellate. Sono stati sequestrati anche sette cartucce, guanti in lattice, tre passamontagna, vernice a spray, nastro da imballaggio ed un paio di forbici. Pellè, alla presenza del suo avvocato difensore Francesco Vergine, ha spiegato che quando ha visto quel borsone ha notato la canna e, allarmato lo ha portato via per raggiungere l’abitazione del padre e decidere sul da farsi. Al riguardo, l’avvocato di Pellè ha anche chiesto che sul borsone venga disposta una perizia per rilevare le impronte digitali. Su una seconda questione emersa nel corso dell’arresto, ossia su chi fossero le persone con cui Pellè stava parlando quando i carabinieri lo hanno bloccato e immediatamente scappati, l’imprenditore ha riferito di non sapere chi fossero e che gli avevano chiesto dove si trovasse un mobilificio che ricade in zona. Nonostante la difesa nel corso dell’interrogatorio, gli invetigatori hanno un’altra convinzione: l’arresto dell’imprenditore si potrebbe ricollegare ad una banda specializzata in furti in abitazioni.

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