Mantovano non si candida: tutti erano preparati a questa eventualità, dopo che erano venuti alla luce i retroscena sull’ostruzionismo di Montezemolo (svelati in un articolo pubblicato qualche giorno fa sul Corrieresalentino.it.). Frattini si era già defilato ritornando al Consiglio di Stato, l’Udc non aveva spazio nelle sue liste, Fli in Puglia ha un futuro incerto: c’era la possibilità di una posizione utile nella lista Monti al Senato, ma tutto è andato in fumo, perché servivano nomi nuovi. Nel pomeriggio, dopo giorni di trattative, l’annuncio di Mantovano con un comunicato stampa: «Non mi ricandido».

 

L’ex sottosegretario disegna la vicenda con un pizzico di romanticismo, mentre si prepara a tornare a fare il magistrato: «Qualche settimana fa avevo maturato l’orientamento di non ricandidarmi alle prossime elezioni politiche, dopo una riflessione che durava da tempo. Il 6 dicembre, in dissenso col Pdl, ho confermato la fiducia alla Camera al governo Monti sul provvedimento c.d. dei “costi della politica”, in linea col voto già espresso su quel decreto legge in prima lettura e con l’impegno che il Pdl aveva assunto di sostenere l’esecutivo “tecnico” nei 12 mesi precedenti. Dopo la “salita in politica” del Presidente Monti, ho condiviso la sostanza dell’agenda per l’Italia, e ciò mi ha fatto meditare rispetto all’intento originario». Mantovano ha pagato la coerenza, ma dalle voci di corridoio che circolano in queste ore sembrerebbe che Monti non sia stato troppo riconoscente.

L’ex sottosegretario fornisce una descrizione edulcorata, anche se le trattative dei giorni scorsi erano tutte incentrate sulla posizione utile nelle liste: «Ho trascorso giornate di valutazione non facile, stretto fra la serietà del nuovo percorso e il fatto di avere alle spalle un periodo non breve prima in An e poi nel Pdl: un insieme di ragioni personali, fra cui rientra anche la linearità di comportamento e di storia politica, mi inducono però a confermare la non ricandidatura, pur essendo grato per la proposta rivoltami e pur apprezzandone il senso». Incredulità da parte dei suoi uomini: Congedo è sorpreso per questo improvviso ritiro dalla politica. «Siamo di fronte a una perdita per la politica e le Istituzioni – ha commentato il numero uno dei mantovaniani. Credo che la scelta sia dovuta alla indisponibilità ad avallare un’operazione politica dal ruolo incerto rispetto alla sinistra a tradizione Bersani-Vendola che vorrebbe guidare il Paese». Toni funerei anche per Simona Manca, «dispiaciuta sul piano umano e politico», ma sicura che «la Destra saprà andare avanti a testa alta».

I dietrologi parlano di un dietrofront tattico: un sacrificio fatto in prospettiva regionale, anche per non perdere l’appoggio delle sue truppe. Da giorni, infatti, si vocifera di una possibile candidatura di Saverio Congedo in Parlamento. Gli uomini di Mantovano non erano convinti: impossibile seguire il capo nel sostegno a un’incognita rappresentata dalla lista Monti. Con questo passo indietro l’ex sottosegretario evita il rischio di un danno di immagine per una mancata rielezione(perché non avrebbe ottenuto posizioni sicure nella lista del Professore) e può concentrarsi su un’eventuale corsa come candidato presidente della Regione Puglia. In altre parole, l’ex sottosegretario si è “bruciato”, come si dice in gergo, e ha bisogno di fermarsi, in attesa che arrivino tempi migliori.

Negli ambienti del Pdl si parla di «suicidio politico»: non è stato seguito dai suoi sulla linea montiana e sarà difficile riallacciare con il Pdl in vista delle regionali. Ora Congedo potrà candidarsi senza troppi traumi nella lista dell’ex ministro Meloni. Per Mantovano potrebbe cominciare l’oblio: se non dovesse riprendere in mano la sua squadra, magari ritornando nel Pdl, il suo endorsement nei confronti di Monti potrebbe essere ricordato come uno dei più grandi buchi nell’acqua politici del decennio.

 

 

 

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