«Fli è un’avventura finita». Commentano così i vertici pugliesi del partito di Fini, con Surico in testa, mentre Futuro e Libertà sta implodendo. In Puglia, nelle amministrative, il partito di Fini aveva raggiunto un risultato sicuramente più confortante di quel 1,2 – 1,3 per cento che si profila per le politiche: tutti i più autorevoli sondaggi danno delle percentuali allarmanti. In un quadro così complicato Fini non avrebbe dato voce al territorio, paracadutando amici e candidati lontani dalla Puglia. Inevitabili le dimissioni in blocco, per «motivazioni strettamente politiche»: dal coordinatore regionale Francesco Divella al coordinatore salentino Paolo Pellegrino, tutti vanno via.

Il caso scoppia a causa di un nome in particolare: si tratta di Roberto Menia, coordinatore nazionale di Fli, paracadutato in Puglia, al secondo posto dopo Fini capolista alla Camera. Si sa che nella corsa a Montecitorio il partito finiano può incassare in Puglia al massimo due deputati(questo secondo le più autorevoli rilevazioni) e certamente i pugliesi non hanno digerito la scelta romana di far eleggere nella propria regione un signore di Gorizia(senza contare che il leader maximo non aveva dato rassicurazioni circa un suo eventuale passo indietro in caso di elezione).

Nel Salento, del resto, i buoni risultati erano tutti dovuti agli sforzi della base più che al nome del presidente della Camera: in occasione delle amministrative, Fli era una lista piena di candidati che gravitavano da anni in area “perroniana” e “fittiana” del Pdl. Fini non aveva fatto molti proseliti, lo si era visto in occasione del suo comizio leccese: poco entusiasmo e tanti transfughi in cerca di collocazione. Anche se, nel Salento, tra il 2012 e il 2011 la base ha fatto un gran lavoro riuscendo a incassare 16 mila voti nella provincia di Lecce: Paolo Pellegrino era riuscito a dare consistenza a un ectoplasma, ma ora è furioso.

«Avevamo avuto le garanzie dai vertici nazionali che il lavoro che noi facevamo in Puglia, attraversando il deserto,  sarebbe stato restituito al territorio – commenta il coordinatore dimissionario salentino di Fli. Noi abbiamo lavorato per tre anni: ho portato tremila persone al comizio di Fini. Dai vertici ci avevano detto “non vi possiamo dare nulla, niente soldi, ma solo un programma e un leader. Abbiamo fatto grandi sforzi con le sole nostre mani. Oggi, che è arrivato il momento, hanno calato dall’alto un parlamentare di Gorizia». Paolo Pellegrino puntualizza che le dimissioni sono di carattere squisitamente politico e che non c’entrano con le notizie, che definisce di gossip, sulla possibile candidatura di un imprenditore che sarebbe in affari con la signora Tulliani: si tratta di Mario Totaro, che potrebbe essere candidato tra i blindati al Senato, nella lista Monti, in quota Fli pugliese.

In queste ore il presidente della Camera dovrà valutare se vale la pena di perdere la base, erodendo quel già risicato 1,2 per cento che gli attribuiscono i sondaggi. I coordinatori dimissionari potrebbero ritirare le dimissioni solo davanti a un dietrofront di Fini: del resto se insistesse sul candidato di Gorizia, Fli non avrebbe rappresentanti pugliesi in Parlamento. I paracadutati e blindati nelle liste continuano a essere una triste realtà lasciataci in eredità da un Parlamento gattopardesco, che si è tenuto stretto il Porcellum per dare più forza alle segreterie centrali di partito.

 

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