«Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio». Il celebre aforisma di Brecht descrive meglio di qualsiasi altra cosa la situazione nel Pdl pugliese, alle prese con la guerra delle deroghe e con la composizione delle liste. Gli uscenti con più di due mandati alle spalle non si rassegnano, ma c’è anche il problema della rappresentanza femminile. Gli unici due nomi che si danno per blindati sono quelli di Palese e Marti.  L’ex assessore alla Casa, con la sua candidatura in posizione sicura, sembra che stia mettendo fuori gioco Giancarlo Mazzotta, perché gli altri pretendenti hanno fatto notare che non è possibile candidare due personalità della stessa area. In queste ore il sindaco di Carmiano, con la sua squadra, continua a mandare messaggi a Fitto: unica soluzione è la candidatura nelle prime posizioni utili, perché di fronte all’offerta di una posizione borderline sarà opposto un secco rifiuto.

 

 

Altro problema è quello della rappresentanza femminile nelle liste: da giorni circola il nome di Simona Manca. La candidatura della vicepresidente della Provincia di Lecce potrebbe essere un modo per stimolare l’impegno dell’area ex mantovaniana, ora orfana del suo leader. Una possibile candidata in quota rosa potrebbe essere Simona Scardino, parlamentare uscente che, però, dovrebbe prima spuntarla con le deroghe. Barba e Costa, a proposito di deroghe, stanno lottando come i leoni: vogliono un altro giro. Sembra che il senatore Cosimo Gallo, invece, abbia molte più possibilità di essere candidato, anche se in posizione più insicura. Il problema è che i posti sono veramente pochi: secondo le rilevazioni, massimo tre salentini eletti alla Camera e uno al Senato. La terza posizione utile per i salentini alla Camera diventa un terno al lotto, perché tutto dipenderà dalla performance elettorale.

Poi ci sono le candidature già sfumate: si era parlato di una corsa di Congedo con la lista Meloni, ma la posizione offerta era troppo rischiosa. Per Raffaele Fitto non sarà una scelta facile: dovrà dire no a molti uscenti, col rischio di perdere i loro voti. Eppure l’ex ministro si gioca una partita fondamentale in Puglia. La strategia è quella di comunicare le decisioni il più tardi possibile, per evitare che gli scontenti possano catapultarsi in liste rivali di salvataggio. Fitto si trincera nel silenzio e aspetta il momento giusto per emanare il verdetto. È chiaro, però, che diversi senatori e onorevoli che non verranno candidati, per eccesso di mandati e anzianità, tenteranno la strada delle regionali: la politica dà dipendenza.

 

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