1,2 – 1,3 per cento, «per fare i sondaggi su Fli, basta usare le dita di una sola mano». Con la battuta di Crozza si può sintetizzare la débacle che le truppe finiane si apprestano a subire. Fini, da buon residuato della prima Repubblica, adora il centralismo nelle scelte e non si smentisce neanche questa volta. Il Salento non avrà rappresentanti Fli in posizione utile nella lista pugliese, ma dovrà accontentarsi di sostenere un dirigente di Gorizia.

 

 

Roberto Menia, sarà il candidato nella posizione utile della lista alla Camera, sottraendo così spazio ai salentini. Ieri, il coordinatore nazionale del partito personale di Fini ha faticato molto per convincere il coordinatore provinciale, Paolo Pellegrino, a sposare la causa. Un lungo incontro che ha lasciato perplesso e amareggiato Paolo Pellegrino.

Il dirigente finiano ha fatto un lungo viaggio fino a Lecce per incontrare, al Tiziano, il responsabile provinciale di Fli. È chiaro che diventa difficile per Pellegrino, in questa situazione, convincere i suoi a spendersi per la causa finiana. La base provinciale e regionale di Fli ha fatto sacrifici per molto tempo: ha dovuto voltare le spalle agli ex colleghi del centrodestra, non ha ricevuto nemmeno un centesimo dalla direzione centrale del partito, ma solo il marchio di fabbrica e proprio oggi, che è venuto il momento di raccogliere i frutti, si vedono paracadutare Menia in Puglia.

Diventa difficile per Pellegrino, a questo punto, tenere le redini di Fli. È anche un problema di credibilità: difficilmente la base si impegnerà, dopo essere stata snobbata in questo modo. Fini, però, va avanti per la sua strada: il suo uno per cento servirà a “eternarsi” in Parlamento.

 

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