La lista “Rivoluzione Civile” del magistrato Ingroia è un agglomerato di sigle partitiche e di esponenti della “società civile”: dentro ci sono dirigenti di Idv,  Verdi, Comunisti Italiani e Rifondazione. In mattinata, in via dei Fornari a Bari, la presentazione delle liste pugliesi: presenti tutti gli esponenti in posizioni utili. I candidati pugliesi sono pochi, nessun salentino in posizioni blindate: c’è l’avvocato leccese Francesco D’agata, numero 14 alla Camera, tra i primi spicca Lomelo(nono), poi Zazzera, quest’ultimo inserito in tre circoscrizioni in buone postazioni (la più utile è ‘Lombardia 2’, dove il deputato uscente dell’Idv è all’ottavo posto).

 

 

On. Zazzera, in mattinata avete dovuto spiegare agli elettori pugliesi come mai nelle liste ci sono poche personalità del territorio: siete stati anche criticati da Beppe Grillo su questo argomento. C’è un solo salentino in lista, Francesco D’Agata. Forse avete puntato troppo sui dirigenti nazionali?

«Comprendo le critiche: io sono 25 esimo in Puglia e potrei essere eletto in Lombardia 2, ma si tratta di un progetto che mette insieme esperienze diverse e che punta a portare in Parlamento un 50 per cento di eletti provenienti dalla società civile. Quando si fa un progetto così complesso, ma anche coraggioso, è chiaro che si rischia di avere pochi rappresentanti del territorio. Noi, in realtà, abbiamo un progetto nazionale che intende difendere la Costituzione e i principi di democrazia, attraverso una “rivoluzione civile”, mettendo in lista persone capaci, al di là della provenienza. Capisco che se uno va a vedere i primi posti non vede pugliesi, ma bisogna sapere che tutte le regioni partecipano a un progetto importantissimo: la difesa della Costituzione».

Grillo ha detto che non è accettabile imporre candidati che non siano espressione di un territorio: lui ha messo solo candidati pugliesi nelle liste della Puglia. Questa esternazione è un po’ un fuoco amico, vero?

«Noi e Grillo, su alcuni temi, la pensiamo alla stessa maniera, ma siamo in campagna elettorale e ognuno cerca di convincere i propri elettori. Io potrei ribattere che si possono presentare candidati del posto incapaci, mentre è meglio inserire figure di grande affidabilità, spessore e capacità, anche se non sono del posto. Il posto non fa la qualità delle liste, ma la storia delle persone, la loro attività parlamentare e civile».

Però qualcuno insiste sul fatto che “Rivoluzione Civile” sia un maquillage di vecchie sigle, che da sole avrebbero avuto una percentuale troppo scarsa. Come risponde a queste accuse?

«Io vedo che la vecchia partitocrazia si è riciclata dietro al banchiere Monti, si è mossa nelle liste del Partito Democratico e si è riciclata attraverso nuove liste del centrodestra. Le liste che fanno parte dell’esperienza  di Ingroia, partiti e società civile, hanno deciso di stare fuori dal Parlamento e di fare opposizione al berlusconismo da sempre. Mi sembra difficile fare un accordo con il Partito Democratico, perché il giorno prima lo voti e ti ritrovi alleato con Monti il giorno dopo».

Non è pericoloso permettere ai magistrati di candidarsi con questa facilità, senza attendere un periodo di pausa? Stiamo parlando di persone che sono a conoscenza di segreti istruttori molto delicati, che potrebbero essere usati a loro favore.

«Anche su questo, ogni volta che c’è un magistrato che si candida è buono se si candida con il Pd e il Pdl ed è cattivo se si candida con l’Idv o Rivoluzione Civile. Dobbiamo riferirci alle leggi che sono in vigore oggi: è previsto che un magistrato eserciti il diritto di candidarsi, come ogni cittadino. Prima di criticare si dovrebbero cambiare le leggi».

Rivoluzione Civile strizza spesso l’occhio a Grillo: cosa vi avvicina al Movimento 5 Stelle e quali idee vi rendono diversi da loro?

«Ci avvicina l’idea di un cambiamento radicale della politica, di un coinvolgimento diretto dei cittadini e di un rinnovamento totale della classe dirigente. In questo ci riconosciamo e anche nella politica della trasparenza amministrativa e contro lo spreco dei soldi. Ci differenzia l’idea che tutto questo serve come protesta e a congelare il consenso degli italiani: noi vogliamo trasformare tutte queste idee in proposta di governo».

È cambiato il suo giudizio sulla Puglia di Vendola o è ancora molto severo?

«Il mio giudizio è che ci sono state cose buone e cose cattive. Molto negativa è stata la gestione della sanità: sono stati commessi errori imperdonabili sul piano della gestione sanitaria e della trasparenza. Vendola è troppo occupato a fare campagna elettorale e non ammetterà mai gli errori fatti. Poi, bisogna essere coerenti tra quello che si dice e quello che si fa: Vendola vuole un cambiamento a sinistra del paese e poi si allea con quelli che vogliono fare l’accordo con Monti».

Però vi accusano di aiutare la destra con questo atteggiamento di ‘non desistenza’.

«Non è più sopportabile un ricatto simile. Non esiste un voto utile o inutile: Berlusconi oggi è finito, ma il vero rischio è Monti, con un governo pilotato dalla finanza, che ha cancellato la sovranità del nostro Paese. Si pensi a quello che è successo con Mps: si chiede agli italiani di pagare l’Imu più pesante per coprire i debiti che i partiti hanno fatto con la banca. Il montismo è più pericoloso del berlusconismo. L’unico voto utile è quello di alternativa, per Ingroia».

Come avete intenzione di intervenire sul mondo del lavoro? Grillo ha nel programma la cancellazione della Biagi-Maroni.

«Vogliamo applicare la nostra Carta costituzionale, quella è la garanzia del nostro programma: cancellazione dell’articolo 8 della legge finanziaria, che prevede la contrattazione separata e ripristino dell’articolo 18. Penso che sulla legge 30 si debba intervenire, perché il lavoro precario non può essere una realtà permanete, ma una situazione passeggera».

 

 

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