Con lo scoppio della Rivoluzione Francese e le relative conseguenze, grandi cambiamenti avvennero in seno alle armate napoletane. Avendo il governo del regno aderito alla Prima Coalizione contro la Francia, ben 6 mila soldati napoletani parteciparono, insieme a quelli piemontesi, all’occupazione

di Tolone, al fianco delle forze inglesi. La città fu successivamente liberata dai Francesi il 17 dicembre del 1793, grazie al piano studiato da un giovane maggiore di artiglieria di nome Napoleone Bonaparte. Durante la Campagna d’Italia del 1796, ben quattro reggimenti di cavalleria napoletani, denominati “Re”, “Regina” “Principe” e “Napoli”, per una forza totale di circa duemila uomini agli ordini del generale Alessandro Filangieri, compirono gesta tali da attirare le attenzioni dello stesso Napoleone che li definì i “Diavoli Bianchi”. In particolare, il 10 maggio del 1796, i  suddetti reggimenti riuscirono a coprire la ritirata delle armate austriache dopo la sconfitta subita nella Battaglia di Lodi.
Nel settembre del 1798 la flotta inglese dell’ammiraglio Nelson giunse a Napoli dove, grazie all’appoggio di amicizie altolocate, questi riuscì a convincere il sovrano Ferdinando IV ad organizzare una spedizione militare per liberare Roma occupata dai Francesi, comandati dal generale Berthier. Il mese successivo un esercito di 50 mila uomini, al comando dell’austriaco Mack muoveva alla volta dell’Urbe. I Francesi, trovandosi impreparati e con forze insufficienti, lasciarono la città portandosi dietro tutti i giacobini romani così, il 18 novembre, le truppe napoletane entrarono a Roma con in testa Ferdinando. Il successo, però, fu di breve durata, infatti il generale Championnet, che aveva sostituito Berthier, contrattaccò con 12 mila uomini. Dopo un paio di scaramucce fra aliquote d’avanguardia, le forze napoletane dovettero arrendersi alla superiorità del nemico e si ritirarono incalzati dai Francesi. Giunto a Napoli, il Borbone lanciò un appello alla cittadinanza, esortandola a resistere ad ogni costo quindi si imbarcò sulla nave di Nelson alla volta di Palermo. Championnet avanzò indisturbato, senza grande fretta però, permettendo ai suoi uomini di lasciarsi andare ad ogni sorta di saccheggi e vandalismi, che i contadini non gradirono. Andò delineandosi così una di resistenza popolare, denominata brigantaggio, polarizzata intorno a figure leggendarie come Michele Pezza detto “Fra Diavolo” o Giovan Battista Rodio. L’esercito francese giunse il 23 gennaio 1799 a Napoli, dove in precedenza i locali giacobini avevano proclamato la Repubblica Partenopea, scatenando la resistenza dei “Lazzaroni”, fedeli ai Borboni.
Fu intorno alla figura del cardinale Ruffo di Calabria che si ricostituirono le armate legittimiste, dette Sanfediste, che in pochi mesi riuscirono a riconquistare il regno, cacciando via i Francesi, distolti anche dall’offensiva delle armate russe del generale Suvorov nel nord d’Italia ed in Svizzera, permettendo a Ferdinando IV di ritornare sul trono di Napoli.
Il 16 febbraio del 1806, dopo la nuova conquista del regno da parte dei Francesi, l’imperatore Napoleone insediava sul trono napoletano il fratello Giuseppe che, però, in seguito alla nuova nomina a sovrano di Spagna, il 15 luglio 1808 veniva sostituito dal cognato, il maresciallo Gioacchino Murat, marito di Carolina Bonaparte. Ferdinando IV riparava nuovamente a Palermo dove assumeva in nome di Ferdinando III Re di Sicilia. Ben poco si conosce in merito alla struttura dell’esercito napoletano durante il regno di Giuseppe Bonaparte. Questo, il 4 luglio 1806, fu sconfitto a Maida, in Calabria, dalle forze inglesi agli ordini del generale Stuart, rinforzate da volontari calabresi, siciliani e napoletani, comandati del colonnello Filippo Cancellieri. Più consistenti sono invece le notizie relative al regno di Murat che, da amante delle uniformi sfarzose, provvide a disegnarne personalmente alcune, specialmente per i corpi della Guardia e della cavalleria .
Il primo atto di Gioacchino Napoleone, come soleva chiamarsi, da sovrano, fu un operazione militare che liberò l’isola di Capri dalla presenza di alcuni reparti inglesi che operavano un blocco nel porto di Napoli. Tuttavia il Murat non riuscì mai a conquistare la Sicilia, secondo le sue aspettative.
Cosimo Enrico Marseglia

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