Per ricostruire le uniformi dell’epoca murattiana si ricorre ad una raccolta di acquarelli conservati al Museo di San Martino di Napoli, ad opera del pittore Orlando Nori che, oltretutto furono realizzati a posteriori di una cinquantina di anni, sui ricordi di vecchi soldati, oppure ai dipinti di Lienhart, Humbert e Knotel.

Altre fonti sono i decreti e le ordinanze che tuttavia presentano diverse lacune a causa del bombardamento tedesco sull’Archivio di Stato di Napoli, durante il Secondo Conflitto Mondiale, che distrusse gran parte della documentazione in materia.
Da quanto possiamo desumere, la formazione di un esercito nel Regno di Napoli fu di difficile attuazione a causa della carenza di adeguati mezzi finanziari, sia perché le casse del regno erano destinate a finanziare le campagne militari di Napoleone, ma anche a causa dell’opposizione della popolazione alla coscrizione obbligatoria. L’organizzazione e l’equipaggiamento dell’esercito napoletano erano ispirate a quelle francesi. Anche i gradi e le relative  insegne erano simili a quelli della Grande Armée, unica eccezione per gli ufficiali generali che dal  1811 erano denominati “tenente-generale” invece di “generale di divisione”, “maresciallo di campo” in luogo di “generale di brigata” ed “aiutante-generale” per l’”aiutante-comandante”.
Oltre alla difesa del regno contro gli Inglesi e contro Ferdinando di Borbone, che dalla Sicilia continuava a sostenere la resistenza antifrancese, l’esercito napoletano fu impiegato nel 1808 in Catalogna, durante la guerra di Spagna, inquadrato nella divisione italiana, nel 1809 a protezione della retroguardia del viceré d’Italia Eugenio de Beauharnais, mentre nel 1812, durante la Campagna di Russia, una divisione di fanteria ed una squadra di cavalleria furono impiegate in Germania con mansioni di guarnigione. Nel complesso, l’esercito napoletano era inquadrato nell’XI Corpo d’Armata della Grande Armée, comandato dal Maresciallo Augereau, nella 33a divisione, agli ordini del generale Destrees e col generale Pepe quale Capo di Stato Maggiore. I reparti napoletani consistevano in due brigate di fanteria, comandate rispettivamente dal Generale di Squadra Rossarol e dal Generale di Squadra D’Ambrosio, e da una di cavalleria, agli ordini del Generale di Squadra Franceschi, per un totale di circa 8 mila uomini fra ufficiali e soldati. Era inclusa anche una Batteria di artiglieria a cavallo, a supporto della brigata di cavalleria, armata con 4 cannoni da 6 libbre e 2 obici.
Nella campagna militare del 1813, una parte della divisione napoletana fu inquadrata nella guarnigione di Danzica tuttavia l’anno successivo Murat, nella speranza di conservare il trono, si schierava al fianco degli alleati, partecipando alla campagna contro l’esercito franco-italiano di Eugenio de Beauharnais. Pur evitando lo scontro diretto col figliastro dell’imperatore, il Re di Napoli riuscì ad impedire che questi potesse accorrere in difesa di Napoleone in Francia. Nel 1815, dopo il ritorno del Bonaparte dall’Elba, Murat cercò di riavvicinarsi al cognato, dichiarando guerra all’Austria, ma fu sconfitto a Tolentino e perse il trono. Successivamente Napoleone rifiutò di affidare un comando alla vigilia della nuova campagna, culminata nella sconfitta di Waterloo, dove la sua mancanza fu largamente sentita.
Accanto all’esercito regolare fu inoltre costituita anche una Guardia Reale sul modello di quella francese, che divenne un vero e proprio esercito nell’esercito, articolato su reparti di fanteria e cavalleria supportati anche da alcune unità di artiglieria.
Le uniformi erano simili a quelle francesi ed i loro colori erano alquanto complessi perché variavano in relazione ai reggimenti di appartenenza. In linea di massima il colore della giubba era: per la fanteria bianca sino al 1813, turchina in seguito, per la cavalleria azzurra o gialla, per l’artiglieria ed il genio turchina. La fanteria di linea della Guardia indossava una giacca blu o bianca
mentre per i cacciatori a cavallo poteva essere bianca con pettorina rossa, rossa con pettorina verde o verde con pettorina dello stesso colore o gialla. La cavalleria della guardia indossava invece una giacca bianca con risvolti e pettorina amaranto, sino al 1813, successivamente la giubba divenne verde. Il colore dei pantaloni variava in relazione ai reggimenti. Il berretto poteva essere la feluca, lo shakò oppure il colbacco in pelo d’orso per i granatieri.
Accanto alle forze regolari esisteva poi un corpo di Gendarmeria che svolgeva anche le funzioni di polizia militare.
Cosimo Enrico Marseglia