L’ideale sarebbe, come dice un vecchio proverbio, avere la botte piena e la moglie . . . ubriaca; non sempre è possibile e dunque ci si deve accontentare della botte piena come nel caso di Lecce -Cuneo. Di questo confronto occorre cogliere l’aspetto migliore che è anche il più importante: il risultato, i tre punti conquistati con un colpo magistrale di Pià dalla media distanza ed un calcio di rigore agli sgoccioli della partita.

 

Di molto buono c’è poco altro, ma quando si vince, le rimanenti cose elaborate in partita, contano davvero poco perchè se è vero che il bel calcio piace ai tifosi è ancor più vero che il successo piace di più.     La botte è insomma piena; la moglie . . .  si ubriacherà, si spera, più avanti.
Il Lecce inizia di buona lena, maniche rimboccate e buona predisposizione anche per una  partita impostata sulla corsa e la gagliardia fisica; ma anche il Cuneo di Ezio Rossi si muove a dovere per cui le fasi di gioco sono alterne con rapidi rovesciamenti da un fronte all’altro; c’è in campo Chevanton che nei minuti iniziali (diciamo per l’intero primo tempo) accusa più di una traccia di ruggine da prolungata assenza dai campi; mancano le sagaci geometrie e la tempra di Memushaj (appiedato da squalifica) per cui, nonostante il modulo perfezionato da Franco Lerda, la o le punte non godono dell’auspicato apporto del centrocampo, nè gli stessi centrocampisti si producono nelle incursioni che spesso preludono al gol. Nel corso del primo tempo entrambi i portieri mantengono immacolata la propria porta e . . . la propria divisa. Grandi idee o grandi iniziative, è il caso di sottolinearlo, non se ne vedono; si vivacchia in attesa di qualche iniziativa personale che scardini la tuttaltro che ermetica difesa piemontese che quanto ad impermeabilità potrebbe gemellarsi con quella giallorossa. Prima frazione povera di gioco, forse non noiosa, ma certamente non tale da scatenare l’entusiasmo dello scarso pubblico che accompagna le squadre all’intervallo con una sonora bordata di fischi. Inutile nasconderlo: si è visto un Lecce alquanto deludente, cosa che ai tifosi non è sfuggita; a Franco Lerda il compito di partorire qualche idea che nella ripresa cambi qualcosa dal punto di vista del gioco.
La prima decisione è quella di lasciare sotto la doccia Chevanton ed Esposito sostituiti da Jeda e Vinicius; Al secondo minuto di gioco Zappacosta innesca il turbo, parte lancia in resta dalla fascia centrale, entra al gran galoppo in area dove un contrasto molto ma molto dubbio lo manda per le terre; ma ora il Lecce è diverso rispetto a quello del primo tempo: è più deciso, più sulla partita e c’è anche più . . .Pià! Pià che dai sedici metri mira ed infila l’angolo alla destra del portiere: botta secca e precisa su cui niente può il numero uno ospite. Sotto di un gol il Cuneo non modifica il suo atteggiamento, si propone con qualche iniziativa, resta in ogni caso abbastanza lontano dall’ipotesi di recuperare il punteggio. Il 2-0 matura su calcio di rigore per fallo su Jeda (letteralmente travolto in area da Scaglia) trasformato secondo manuale da Bogliacino.

 

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