Finì sotto processo per aver minacciato i vicini ma dopo una lunga storia processuale, un maresciallo di un istituto di vigilanza privato, Francesco Giaffreda, di Parabita, è stato definitivamente assolto.

Nel marzo del 2010, era stato condannato dal giudice monocratico del Tribunale di Gallipoli per il reato di minacce aggravate dall’uso dell’arma, ossia di aver utilizzato la pistola d’ordinanza dell’istituto di vigilanza. La minaccia, secondo l’accusa, era stata avanzata nei confronti dei vicini, o meglio dei confinanti dei suoi genitori nel luglio del 2003 a Parabita. Ci fu un lungo processo in cui le presunte vittime si costituirono anche parte civile e ottennero la condanna di Giaffreda in primo grado ad un mese e 20 giorni di reclusione. La Corte d’Appello di Lecce, seconda sezione, Presidente Giacomo Conte, il 19 dicembre 2011, assolse, nonostante il reato fosse formalmente già prescritto, l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste” ai sensi del primo comma dell’articolo 530 di procedura penale. La Procura Generale, però, propose ricorso per Cassazione contro la sentenza di assoluzione e il 24 gennaio scorso la settima sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla Procura Generale e ha quindi reso definitiva l’assoluzione a carico di Giaffreda, difeso dagli avvocati Paolo Cantelmo e Luigi Corvaglia. La parte civile, invece, era assistita dall’avvocato Vincenzo Venneri. All’esito della condanna di primo grado, Giaffreda subì notevoli conseguenze perché, per un certo periodo, fu sospeso dal servizio e assegnato a mansioni amministrative in quanto gli fu revocato il porto d’armi.  Dopo la sentenza di assoluzione, invece, gli è stato regolarmente rilasciato.