Si è concluso oggi, dopo circa quattro anni, presso il tribunale di Tricase, il processo per abuso edilizio in una zona soggetta a vincolo paesaggistico, nel capo di Leuca, che ha visto coinvolti il direttore dei lavori, la proprietaria dell’immobile oggetto del giudizio e il titolare della ditta esecutrice dei lavori.

Il Giudice, Maria Pia Verderosa ha assolto gli imputati con formula piena, mettendo fine ad una comune storia di ordinaria ingiustizia. Le indagini che hanno dato avvio al processo erano state condotte dall’ispettore capo del Corpo Forestale della stazione di Tricase, Nicola Tagliente,  il quale, sulla scorta di una denuncia anonima, era intervenuto nel maggio del 2009 sul luogo in cui si era dato inizio ai lavori, nel territorio del Comune di Morciano di Leuca. Per la verifica delle irregolarità, l’ispettore capo Tagliente si era avvalso dell’operato dei tecnici del Comune di Morciano di Leuca ed in particolare del geometra Giuseppe Renna e dell’ingegnere Vito Morciano. Quest’ultimo, che aveva seguito tutto l’iter autorizzativo del manufatto in questione, nel procedere personalmente alle rilevazioni dello stato dei luoghi, in sede di indagini preliminari, aveva riscontrato numerose e gravi irregolarità, tra cui un notevole aumento della volumetria rispetto a quella assentita. Ascoltato come testimone però, è caduto in tali e gravi contraddizioni da spingere il giudice a disporre una perizia al fine di chiarire le circostanze attinenti i reati contestati. L’architetto Silvia Tunno, perito nominato dal giudice, che si è avvalsa dell’ausilio del geometra Luigi Castrignanò, attraverso una impeccabile perizia ha messo in luce la reale situazione riscontrando la conformità del manufatto principale rispetto a quello autorizzato. Le altre irregolarità sono state magistralmente superate, in sede di discussione, dagli avvocati difensori delle parti, Emanuela Francone, Andrea Ciccarese e Alberto Durante, che hanno puntualmente argomentato quanto stabilito nelle norme in materia edilizia, urbanistica e ambientale evidenziando come, in particolari circostanze, sia possibile comunicare le varianti in corso d’opera già eseguite. Il processo, caratterizzato da un grado di tecnicismo assai elevato, ha necessitato di approfonditi studi sulla complessa disciplina in materia edilizia ed urbanistica, ma ha condotto all’accertamento della verità, anche grazie all’attenta analisi dei fatti e delle norme condotte dal magistrato.

 

Christian Petrelli

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