Era finita sotto processo con l’accusa di falsità in scrittura privata e uso indebito di dati personali perché avrebbe utilizzato nome e cognome di un’ignara cliente per stipulare l’attivazione di due utenze telefoniche ed ottenere, in tal modo, il riconoscimento delle provvigioni da parte del gestore di telefonia 3.

La verità processuale, invece, è stata un’altra e Marianna Mazzeo, 24enne di Squinzano, è stata assolta dai giudici della prima sezione penale di Lecce che hanno disposto di non doversi procedere per l’accusa di falsità in scrittura privata e per non aver commesso il fatto per il trattamento illecito di dati. La linea difensiva, rappresentata dall’avvocato Francesco Palmieri, è riuscita a confutare la tesi dell’accusa e a dimostrare la totale estraneità dell’allora collaboratrice da qualsiasi illecito. Il tribunale, nel contempo, ha trasmesso gli atti alla Procura per accertare le responsabilità del presunto colpevole di questo raggiro, in cui è incappata, suo malgrado, una signora residente a Corsano. Ma allora se l’attivazione del contratto non è stata sottoscritta dall’imputata, chi aveva interesse ad aprire un contratto e intestare una scheda o più schede ad una ignara cliente? L’ipotesi emersa dall’istruttoria dibattimentale è che il bluff sia stato compiuto dal presunto leader del gruppo, (al quale faceva parte anche la Mazzeo), in un tourbillon di raggiri camuffati in gentilezze e cortesie per far raggiungere alla 24enne un fisso strettamente subordinato alla sottoscrizione di 40 contratti mensili. Il leader, seguendo tale ragionamento, avrebbe inventato i contratti apponendo firme false di ignari clienti e li avrebbe ceduti, in un secondo momento, alla Mazzeo. Non è escluso che lo stesso escamotage sia stato compiuto anche nei confronti di altri collaboratori abbindolati e finiti anch’essi sotto processo. In tal modo al cliente sarebbero state recapitate le fatture per pagare le bollette, il leader avrebbe rinunciato alla provviggione e nel contempo avrebbe trattenuto i telefonini con prevedibili guadagni attraverso le successive vendite. Sotto processo, però, con questo escamotage, è finita la malcapitata collaboratrice in quanto chi stipula il contratto, ossia il procacciatore, appone un codice sul telefonino che consente alla 3 di individuare l’operatore che ha chiuso il contratto. In tal modo mentre il leader sarebbe uscito dall’intera vicenda pulito, la Mazzeo, invece, è finita in un’aula di Tribunale perché identificata come presunta collaboratrice infedele. La sentenza di assoluzione emessa nei confronti della giovane di Squinzano e gli accertamenti disposti dal Tribunale dovrebbero consentire di identificare il vero responsabile di questa truffa via cellulare.

Foto repertorio

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