Dieci colpi in appena un mese e mezzo ai danni di bar e tabaccherie muovendosi a bordo di auto rubate ingranando la marcia e sfondando le vetrine utilizzando il sistema delle “spaccate” per fare razzia di stecche di sigarette e di biglietti gratta e vinci.

C’è la chiusura delle indagini per il presunto gruppo composto da sei persone smantellato nello scorso mese di ottobre dagli agenti della squadra mobile di Lecce, in concomitanza con i colleghi di Brindisi, nell’ambito dell’operazione ribattezzata “Break Open”. Con le accuse di furto aggravato e  continuato in concorso e minacce gravi rischiano di finire sotto processo Luciano Liuzzi di 35 anni, di Squinzano, la moglie Carmen Coppola di 32 anni, di Carmiano, Giovina Vitale di 42 anni, residente a Cellino San Marco, Gennaro Riezzo di 52 anni, di Surbo, Carmelo Del Prete di 25 anni, di San Donaci, e Tony Falcone di 36 anni, di Cellino San Marco. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, hanno fatto luce su una serie di furti compiuti tra Carmiano, Salice Salentino, Novoli e Campi Salentina con la banda che ha seminato il terrore tra i commercianti, tanto che qualcuno è stato anche minacciato se si fosse rivolto ai carabinieri. Il lavoro degli investigatori ha permesso anche di ricostruire i ruoli e le mansioni ricoperti dai presunti componenti della banda capeggiati da Luciano Liuzzi. Le due donne inserite all’interno del gruppo, secondo le indagini, (Carmen Coppola e Giovina Vitale), non avevano affatto un ruolo marginale perché svolgevano il ruolo di autiste, occultavano le vetture rubate e custodivano il denaro. Nonostante la banda adottasse le dovute accortezze provvedendo a spegnere i telefoni cellulari quando erano impegnati a mettere a segno i colpi, gli investigatori sono riusciti comunque a dimostrare che il cellulare del presunto capo risultava spento tutte le volte che in qualche tabaccheria veniva messa a segno una spaccata. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Mario Ciardo, Ladislao Massari, Massimo Benedetto, Mariangela Stasi, Giovanni Barba e Daniela D’Amuri.

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