“Io sono innocente, anzi innocentissimo.” Dichiara l’editore di Telerama Paolo Pagliaro, che racconta la sua verità: “Per questo è ancora più strano che otto anni dopo i fatti contestati, le richieste di condanna arrivino esattamente nel giorno di presentazione delle liste elettorali: non sarebbe stato più giusto

formularle sei mesi fa, permettendo a chi oggi si candida di presentarsi all’elettorato senza ombre, per quanto pretestuose? Chi mi conosce sa quanto le accuse formulate dalla procura di Bari siano fragili e inconsistenti. A chi non mi conosce chiedo un po’ di pazienza per raccontare i fatti.
Primo fatto: siamo nei primi mesi del 2005, Raffaele Fitto e Nichi Vendola sono in piena campagna elettorale per le regionali. L’unico confronto su una tv locale tra i due sfidanti alla massimo carica della Regione Puglia avviene sulla emittente di cui sono editore, TeleRama. Un “colpaccio” mediatico di cui sono ancora oggi orgoglioso, anche per la professionalità con cui venne condotto: l’Osservatorio di comunicazione politica dell’Università del Salento, allora guidato dal professor Stefano Cristante, certificò che il confronto era stato gestito con meticoloso equilibrio dei tempi e degli argomenti. Chiaramente il palinsesto di TeleRama ripropose spesso quel confronto: con uno scoop del genere fra le mani, chi non avrebbe fatto lo stesso?
Secondo fatto: nello stesso periodo TeleRama, come altre 12 tv e svariati altri media del territorio pugliese, svolse un servizio di promozione per Aeroporti di Puglia: gli spot avvennero secondo un regolare contratto, oltre tutto molto più basso rispetto a quello delle altre tv del territorio, e per la modesta cifra di 5.700 euro. Per capirci, parliamo di una frazione del fatturato 2005 di TeleRama inferiore allo 0,2 per cento.
Terzo fatto: le uniche tre telefonate, tra le 150mila intercettate sul cellulare di Raffaele Fitto. Nella prima, io giudicai positiva la performance televisiva dell’allora presidente della Regione Puglia. Nella seconda, chiesi che TeleRama non venisse discriminata nella promozione di Aeroporti di Puglia: se Seap avesse previsto pubblicità per i media territoriali, era giusto che li prevedesse per tutti e non solo per alcuni. Sollecitazioni simili furono poste da altri esponenti dell’editoria locale, anch’essi intercettati, che (giustamente) non risultano oggi indagati. Nella terza telefonata, Raffaele Fitto chiama Domenico Di Paola, allora manager di Aeroporti di Puglia, e lo sollecita a non discriminare TeleRama nella programmazione pubblicitaria.
Questi tre fatti sono la fragile base del castello di accuse che la procura di Bari ha costruito pescando “a strascico” nelle telefonate di Raffaele Fitto. 150mila intercettazioni dalle quali si desume tutto e il contrario di tutto, una vera e propria rete costruita da alcuni PM politicizzati baresi, tra cui Lorenzo Nicastro (la popolarità ottenuta durante le indagini gli ha poi fruttato un posto da assessore nella giunta Vendola), per colpire Raffaele Fitto. Mi contestano un reato di corruzione che consiste nell’aver ricevuto, esattamente come tutte le altre tv locali e i media del territorio, un contratto pubblicitario da Aeroporti di Puglia. L’accusa è che TeleRama avesse ripreso e mandato in onda un confronto realizzato da La 7 per ricevere in cambio un vantaggio da Fitto sotto forma di contratto pubblicitario di Aeroporti di Puglia. E di quanto sarebbe questo vantaggio? Nella requisitoria di lunedì, dopo aver parlato dell’appalto per le Rsa da oltre 130 milioni di euro e della tangente da 500.000 euro che sarebbe stata versata da Angelucci per vincerlo, il PM ha precisato ancora meglio le cifre di questa astronomica corruzione: TeleRama avrebbe ottenuto che il preventivo presentato fosse addirittura tagliato del 50 per cento, e non del 60 per cento come inizialmente previsto. Una differenza del 10 per cento, pari a circa 200 euro netti. Corruzione per un vantaggio  da 200 euro pagato con regolare fattura e IVA al 20 per cento: ecco l’accusa, francamente ridicola, che mi viene rivolta!
La verità è un’altra: quei contratti erano regolari, il confronto de La 7 non venne mai mandato in onda il nostro invece venne programmato spesso perché era un “colpo” giornalistico condotto secondo regole giornalistiche impeccabili, quelle telefonate erano le normali richieste di un imprenditore che chiedeva di non essere discriminato nel suo lavoro. Io non ho commesso alcun reato, sono innocente (anzi, innocentissimo!) e vittima di assurde congetture che si sono riaffacciate alla ribalta mediatica non sei mesi fa, in tempo per restituire onore e dignità a chi è coinvolto nel processo, ma nel giorno di presentazione delle liste che vedono candidato me e Raffaele Fitto. Spero che questo incubo finisca presto e che, una volta per tutte, emerga la verità, che possa restituire la credibilità minata in primis alla magistratura barese e al mondo della giustizia. Non permetto a nessuno di mettere in dubbio la mia onestà e infangare il mio onore: sono e sarò sempre un guerriero, forse scomodo ma onesto.”

 

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