La Regione Puglia interverrà nel processo in corso dinanzi alla corte di assise di Lecce a 15 persone accusate di aver costituito a Nardo’ una organizzazione criminale finalizzata al reclutamento di cittadini extracomunitari da introdurre clandestinamente in Italia e da adibire alla raccolta di angurie e pomodori.

Lo ha deciso la giunta regionale pugliese. Il reato più grave per gli imputati riguarda la presunta riduzione in schiavitù di molti cittadini extracomunitari, fatti compiuti insieme con minacce, estorsioni e violenza privata e con l’organizzazione di un sistema di caporalato. Il processo nasce da indagini condotte dai carabinieri di Lecce del Ros dal 2009 e sfociate nel maggio 2012 in 22 arresti in tutta Italia. Secondo l’accusa, a Nardò si era costituita una sorta di ‘cartello’ tra datori di lavoro e ‘caporali’, che forniva manodopera per i lavori agricoli stagionali in diverse regioni. I migranti venivano relegati lontani dai centri abitati, privati del denaro che avevano con sè, retribuiti con somme irrisorie (la paga spesso non superava i due euro l’ora), alloggiati in baracche messe a disposizione dagli stessi ‘datori di lavoro’ ma senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica. Gli immigrati venivano costretti a turni di lavoro di 10-12 ore, anche durante il Ramadan, periodo durante il quale molti lavoratori di religione islamica si astenevano dal bere e dal mangiare.

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