Non so se “risalita” sia il termine più appropriato per definire la prestazione del Lecce contro il Cuneo; forse il termine che più si addice al caso potrebbe essere “crescita” o forse entrambi i termini possono essere considerati corretti.

In effetti, il Lecce la risalita potrebbe averla  solo nella considerazione della tifoseria piuttosto che nella classifica dal momento che è rimasto sempre al primo posto, sia pure con qualche preoccupazione inerente alla attuale condizione travolgente del Trapani, mentre la crescita può considerarsi soltanto quella del secondo tempo con il Cuneo perché del primo è meglio tacere per carità di patria ma, comunque, una crescita c’è stata ed è stata visibile. Tutto questo potrebbe confortarci dal momento che si presume che, dopo il girone di andata, si è preso atto, da parte di tutti, che qualcosa andava modificato sia nel modulo di gioco, cosa questa che attiene alla responsabilità dell’allenatore, sia nell’autostima di ogni singolo calciatore, che ha potuto constatare come nel calcio non valgano i “trascorsi” ma sia sempre importante confrontarsi con il presente, sia nella tifoseria che dovrebbe avere acquisito il convincimento che le battaglie “ad personam” per imporre tizio o caio non servono assolutamente a nulla ma creano solo disagi alla conduzione dello spogliatoio.
Sotto questo aspetto la partita con il Cuneo è servita perché ha evidenziato alcune cose, a mio parere, molto importanti. La prima è rappresentata dal fatto che non ci sono giocatori così determinanti da capovolgere gli esiti di un incontro, anche se i loro trascorsi agonistici e tecnici possono migliorare la qualità del team; la seconda è individuabile in un assetto di centrocampo più duttile ma anche più raziocinante, e per questo è stata determinante la presenza di un giocatore tecnico, con un apprezzabile senso registico, quale Bogliacino; la terza è rappresentata da una maggiore compattezza di squadra e dal convincimento che tutti, dico tutti, debbono e dovranno lavorare per il collettivo e non per sé stessi e, pertanto, volendo individuare qualche singolo, faccio riferimento a Chiricò perché elimini qualche qualche dribbling di troppo ed a Chevanton perché non si consideri il “faccio tutto io” del Lecce dal momento che non può essere più il calciatore che creava superiorità in senso molto rilevabile ma che resta, comunque, un calciatore intelligente che, all’occorrenza, potrà fornire il suo apprezzabile contributo.
Tutto questo è stato notato dalla tifoseria e, pertanto, la squadra è risalita nella stima e nella considerazione che, ultimamente, avevano avuto un visibile calo. Capisco che il tifoso, visceralmente attaccato alla maglia, reclami il tifo dovunque e comunque ma  chi scrive o entra con il video nelle case di chiunque deve essere il più possibile impersonale e deve esaminare con onestà intellettuale il contenuto di una partita. Rimango dell’idea che il Lecce abbia numeri superiori alle altre concorrenti del  girone solo che si stia con i famosi piedi per terra, almeno mentalmente, e non con i piedi a terra dei più famosi e mi riferisco, come al solito, ai vari Giacomazzi, Chevanton, Pià,  Bogliacino, Jeda cui adesso si aggiungerà Martinez che dovrebbe registrare meglio il reparto difensivo così come, forse, anche lo sloveno in prova potrebbe rivelarsi utilissimo sulla fascia sinistra.
La rotazione dei titolari dovrebbe essere considerata non certo come una bocciatura ma piuttosto come la necessaria opportunità di riprendere fiato cosa che dovrebbe essere concessa all’ottimo Memushai, che ha retto la baracca molto di più e meglio degli altri. Mi auguro che i personalismi siano finiti e che si sia ripartiti con nuove motivazioni. A  San Marino ci sarà una verifica importante che il Lecce non dovrà fallire ma,in ogni caso non è male tenere d’occhio il Trapani.