Verrà rappresentata dal procuratore della Repubblica di Lecce, nella sua veste di procuratore distrettuale antimafia, Cataldo Motta, l’accusa al processo per l’attentato davanti all’istituto ‘Morvillo-Falcone’ di Brindisi, del 19 maggio dell’anno scorso in cui perse la vita la studentessa sedicenne Melissa Bassi

 

e altre studentesse rimasero gravemente ferite. La prima udienza, alla quale dovrebbe essere presente l’unico imputato, reo confesso, l’imprenditore 68enne di Copertino, Giovanni Vantaggiato, si terrà giovedi’ 17 gennaio davanti alla Corte di Assise di Brindisi. E’ stato il mantenimento dell’aggravante della finalita’ terroristica, aggiunta all’imputazione di strage, ad attribuire la titolarita’ dell’inchiesta e dell’accusa alla Dda di Lecce dove, pero’, per mesi era stato applicato il pm della Procura di Brindisi Milto De Nozza.

Quest’ultimo era peraltro titolare di un altro fascicolo a carico di Vantaggiato per un precedente attentato del quale ha confessato di essere l’autore e cioe’ quello ai danni di un imprenditore Cosimo Parato, di Torre Santa Susanna, risalente al 2008. La vittima rimase gravemente ferita. Questa inchiesta e’ stata unificata a quella dell’attentato alla ‘Morvillo’. Insieme a Motta a sostenere l’accusa dovrebbe esserci anche il sostituto procuratore, sempre della Dda di Lecce, Guglielmo Cataldi.

“Fu una vicenda molto grave, un episodio di tal genere non si era mai visto, una scelta così indiscrimnata, un obiettivo così sensibile, la portata dell’allarme generato: sta qui il fondamento dell’aggravante della finalità di terrorismo al reato di strage”, a ribadirlo alla vigilia del processo per la strage, è il procuratore capo della Dda di Lecce, Cataldo Motta. Domani mattina davanti alla Corte di Assise di Brindisi si apre il processo per la strage, e in aula Giovanni Vantaggiato, reo confesso, si troverà davanti per l’accusa proprio il procuratore capo della Daa di Lecce insieme al sotituto Guglielmo Cataldi. Non ci sarà il pm di Brindisi Milto De Nozza, titolare dell’inchiesta sull’attentato all’imprenditore di Torre Santa Susanna Cosimo Parato, che è confluito nello stesso processo. A incardinare la competenza è proprio la contestazione del reato aggravato: strage aggravata dalla finalità di terrorismo. “Non ci sono dubbi sulle finalità”, ribadisce il procuratore capo della DDa di Lecce, ricordando che sono state motivate ampiamente prima nel decreto di fermo, poi nella convalida del gip e del riesame, da ultimo nel rinvio a giudizio”. E “a mio avviso la finalità di terrorismo non è in discussione, non è dubitabile”. Sul fatto che la contestazione sia in concorso, aprendo così all’ipotesi di un complice, Motta sembra meno netto: “Si aggancia più ad una singola dichiarazione, ad una testimonianza, non ci sono altri elementi che indicano una seconda persona, non ci sono stati su questo ulteriori altri riscontri. Potrebbe anche essere una testimonianza erronea anche se in perfetta buona fede. In ogni caso la contestazione del concorso è motivata dalla necessità di non precludere linee investigative. Ma al momento – ha aggiunto – non sono comunque aperti altri fascicoli”.

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