In primo grado imprenditore e commercialista vennero condannati a cinque anni di reclusione. In Appello, (Presidente Giacomo Conte, a latere Massimiliano Orlando, Nicola Lariccia), Graziano Alfarano e ed Andrea Degli Atti, rispettivamente di 65 e 70 anni, entrambi leccesi

, sono stati condannati a quattro anni di carcere. Prima dell’udienza finale, è stato ascoltato l’ex capo della squadra mobile di Lecce Massimo Gambino che ha riferito circa lo spessore criminale di Cerfeda nel decennio fra il 1990 ed il 2000. Gli avvocati difensori Benedetto Scippa ed Ernestina Sicilia avevano chiesto l’assoluzione dei due imputati ritenendo poco attendibili le accuse mosse dallo stesso Cerfeda nel memoriale in cui annunciava la sua volonta a collaborare. Alla luce della sentenza di condanna, i due avvocati hanno già annunciato di voler fare ricorso in Cassazione. Il sostituto procuratore generale Claudio Oliva aveva, egli stesso, chiesto la riduzione della pena da cinque a quattro anni di reclusione. Secondo l’accusa, sia il commercialista che l’imprenditore avrebbero consentito all’ex-capo della Scua della frangia leccese di acquisire nel 1999 una quota della “tecnoImpiani” per permettere ad Alfarano di estinguere il debito contratto con il boss: 90 milioni di lire attraverso un prestito che avrebbe previsto il pagamento di 80mila lire su ogni milione di lire, stabilirono le indagini della Guardia di Finanza.

 

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

12 + tredici =