Questo invito manzoniano ad andare avanti ma con molta circospezione sembra  attagliarsi proprio al Lecce di questi tempi. Nel dopo Lerda, infatti, molti si aspettavano e si aspettano ancora miracolistiche rinascite, gioco di prima qualità da far stropicciare gli occhi e lampante e frequente superiorità tale da garantire sempre la tenuta in mano del risultato.

Ricordo e confermo di aver scritto di come il cambio di guida tecnica fosse necessario visti i risultati del momento ma, pur apprezzando il modo di intendere il gioco del nuovo tecnico, mi auguravo che non cadesse nella tentazione di voler stravolgere tutto. Dopo tre partite mi sono convinto che il buon Toma è anche molto perspicace nel dire cosa si vorrebbe ma nel fare sulla base di ciò che si potrebbe, e questo è un suo assoluto punto di merito. Toma ha capito subito che al Lecce non serve il bel gioco, tanto reclamato dai fans più fedeli, ma servono i bei punti che fanno classifica, ha capito che ci vuole continuità nella prestazione per arrivare fino in fondo ed ha capito anche che un conto è accontentare le aspettative della piazza più esigente (presenza sempre e comunque di Chevanton) ed un conto è centellinarlo con intelligenza (lo juicio manzoniano).
Non si potrà assolutamente dire che le tre partite di Toma siano state esaltanti sul piano del gioco, ma certamente si potrà dire che lo siano state sul piano della concretezza del risultato, ed è questo un suo merito da riconoscergli. Sappiamo il valore del Treviso e della Tritium, su cui ritengo non aggiungere nulla a quanto scritto in precedenza, ma sappiamo anche il valore intrinseco del Como, squadra di assoluta modestia ed alla nostra portata, come dimostrato, ma con una precisazione innegabile da fare: questa squadra modesta ha giocato, per sua innegabile responsabilità, in inferiorità numerica per quasi tutta la partita, ci ha messo anche in difficoltà, e ci ha fatto trattenere il fiato fino alla fine quando il gol di Chevanton ha reso esecutivo un risultato che ad occhio nudo può risultare frutto di una assoluta superiorità. Non è così e lo sappiamo tutti! L’impegno non manca, la squadra forse è più coesa di prima (episodio di Memushai e Tomi a parte), qualche giocatore mostra segni di crescita ( Jeda ), ma quelle disattenzioni difensive ancora permangono in modo preoccupante ed è saggio Toma nel ripiegare su una maggiore copertura non appena si accorge che il centrocampo comincia a “sfiatarsi”.
Queste precisazioni che ho fatto sono funzionali al fatto che il destino del Lecce avrà il suo riscontro nelle prossime partite: l’Entella è una squadra di ottima caratura, il Trapani sta dimostrando per intero il suo valore, il Lumezzane è squadra molto difficile da affrontare( ed il Lecce lo sa bene!); si deduce che saranno le prossime tre partite a dire che Lecce sarà. Se non si faranno voli pindarici, se si rimarrà uniti e coesi sia sul campo che fuori, se si elimineranno alcuni inconvenienti tattici, se tutti faranno il loro dovere, allora il risultato non potrà sfuggire. Ma prima andiamo avanti con molta umiltà ed impegno.

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