Kaìlia era l’antico nome di Ceglie Messapica, città diversa da Kaìlia Adriatica, corrispondente a Ceglie del Campo che si trovava in Peucetia, l’odierna Terra di Bari, nei pressi dell’attuale capoluogo di regione.

Kaìlia ricopriva un ruolo strategico di grande importanza, poiché trovandosi quasi al confine con la Peucetia, rappresentava una piazza obbligata da conquistare per i Tarantini, in vista di una possibile espansione verso nord. La città, che all’epoca contava 40 mila abitanti circa, era munita di un poderoso dispositivo difensivo, articolato su quattro cinte di mura. Quelle più esterne disponevano anche di alcune fortificazioni megalitiche alte più di 20 metri e con diametro anche di 60 metri, mentre la cinta più interna si sviluppava su un perimetro di 5 chilometri. Fra le varie cinte murarie si estendevano boschi e dirupi tipici della Murgia, che svolgevano un’ulteriore azione di frenaggio nei confronti di potenziali invasori che avessero superato le cinte più esterne.
Nell’anno 473 a.C., la colonia spartana di Taranto mirava ad un’espansione ai danni dei Peuceti, popolo alleato, a dispetto delle odierne competizioni calcistiche, dei Messapi, tuttavia sulla strada della “città dei due mari” si ergeva proprio la roccaforte di Kaìlia, pertanto era proprio questa la prima piazza da conquistare, secondo gli strateghi magno greci. Per l’impresa i Tarantini avevano chiesto l’aiuto di un’altra città magno greca, Reggio, che non aveva esitato ad inviare un cospicuo esercito al fianco degli alleati.
Nella prima mattinata del giorno prestabilito dagli strateghi di Taranto, le sentinelle messa piche poste a guardia sulle mura di Kaìlia, avvistarono le colonne in marcia degli eserciti tarantino e reggino, pronti a schierarsi per dare l’assalto alla cinta muraria più esterna. Subito venne dato l’allarme ai comandi, che immediatamente disposero l’apertura di alcuni varchi nelle cinte più esterne, in maniera tale da attirare all’interno le forze nemiche. I Tarantini ed i loro alleati, una volta avvistati i varchi, penetrarono all’interno ma la boscaglia e le asperità del terreno frenarono il dispiegamento delle truppe, rallentando la manovra. La stessa cavalleria rimase impossibilitata a muoversi. A questo punto, da dietro gli alberi, i cespugli ed i fossi, uscirono in ordine sparso frombolieri ed arcieri messapici che cominciarono a bersagliare violentemente gli invasori. I cavalieri, trovandosi impediti a combattere, abbandonarono i cavalli, fuggendo via. A quanto riporta lo storico Erodoto, si tratto di un vero e proprio eccidio, la più grande strage di Greci mai vista sino a quel momento. Ciò che rimase dell’esercito invasore riprese la via del ritorno, tuttavia gli strateghi di Taranto non avrebbero mai dimenticato la disastrosa sconfitta loro inflitta dai Messapi.

Cosimo Enrico Marseglia

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