‘Bagno di folla per Pierluigi Bersani che questo pomeriggio ha fatto tappa a Lecce per parlare di Italia Giusta, quella promossa dal suo partito. Lavoro, moralità pubblica, lotta alla corruzione, alla criminalità, conflitti di interesse, legge ad personam ed ancora, diritti civili per gli omosessuali e diritto di cittadinanza, i temi affrontati nella gremitissima sala 1 del Multisala Massimo.

« Mancano pochi giorni e smacchieremo il giaguaro». Ha esordito così il leader dei democratici, accolto dal suo elettorato leccese con applausi ed ovazioni. Ad aprire le danze c’era il segretario regionale del partito Sergio Blasi : «questa fetta di meridione non vuole più essere svenduta al centrodestra ed alla lega. Chiediamo agli elettori italiani un segno di responsabilità alle urne, un segno sull’unico simbolo che non ha il nome del suo leader, bensì quello di un partito». La parola passa al candidato premier che illustra la ricetta della sua coalizione : moralità e lavoro per uscire dalla crisi più profonda dal dopoguerra ad oggi. Si aspettava una campagna elettorale diversa, Bersani, caratterizzata da più consapevolezza e lealtà « invece sono state raccontate molte favole e dette troppe boutade. Una gara a chi la sparava più grossa». Chiari i riferimenti a Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Al comico in particolare, Bersani non risparmia nulla. A partire da quella che ritiene una forma di protesta che non porta al cambiamento ma che accoglie solo il malcontento generale e tanta rabbia. Per poi finire sul tema della coerenza :« non si può parlare a Bologna di Berlinguer e poi a Roma aprirsi ai Casa Pound!». Fatta ironia sui suoi avversari (compreso Maroni), il candidato del centrosinistra ha sottolineato i punti di forza della sua coalizione. Primo fra tutte la democraticità con la quale sono state scelte le liste dei candidati, ovvero la decisione di fare le primarie tanto per il leader quanto per gli aspiranti ai due rami del Parlamento. Liste che contengono un gran numero di donne (40%). Segno anche questo di cambiamento.
In cima alla “lista delle cose da fare”, risolvere il problema del lavoro, che Bersani dice :« va affrontato in modo serio» . Liquidità alle imprese, piccole opere affidate ai comuni per far girare le economie locali (e per dare lavoro subito), green economy in termini di riqualificazione, bonifiche, energie rinnovabili. Sulle infrastrutture invece il leader del Pd sottolinea l’importanza della banda larga per dare ai giovani la possibilità di trovare nuove occupazioni.
Se da un lato occorre rimettere in moto l’economia, dall’altro è necessario “civilizzare” questo Paese (per citare lo stesso Bersani) e portarlo al pari degli altri Europei. Si è parlato dunque di diritti: quello di cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia e di coppie omossessuali. A tal proposito Bersani propone la legge tedesca sulle unioni civili e poi precisa :«Cosa ne pensano gli altri? Non ne ho ancora sentito parlare». Doveroso poi il cenno alla politica fiscale: «non parlerò di lotta all’evasione ma di fedeltà fiscale. La ricchezza, si sa, deve emergere per regolare il welfare». Chiara la posizione sui condoni :« non ce ne saranno più». E sulle alleanze le alleanze: « la coalizione è con Vendola e Tabacci. Non si può prescindere dagli accordi presi. Quando penso a Vendola penso ad un uomo di governo».
In chiusura il leader bolognese ricorda a tutti la posta in gioco in queste elezioni: fare da alternativa al sistema politico degli ultimi vent’anni. « La personalizzazione della politica ci ha portato nel baratro. Se dietro i nomi dei miei avversari non c’è nulla, dietro Bersani c’è il PD, un partito popolare, riformista che vivrà anche dopo questa legislatura».

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