“Con il rinnovo del bilancio europeo è opinione diffusa che sia stata scritta una brutta pagina della storia dell’Unione Europea. Per la prima volta dalla stipula del Trattato di Roma, che diede il via all’esperienza di integrazione europea, il bilancio dell’UE si riduce, nonostante il processo di allargamento.

Una riduzione di risorse che, inevitabilmente, significa riduzione delle ambizioni dell’Europa, una menomazione degli obiettivi della Strategia 2020 che ambiva (ė il caso di usare il passato) ad una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Sarà peraltro la prima volta che l’Europa lavorerà in deficit essendoci una previsione di impegni inferiore alla dotazione reale.” Lo dichiara Dario Stefàno, assessore regione Puglia alle risorse agroalimentari e coordinatore Commissione Politiche agricole della Conferenza Stato-Regioni, candidato come capolista al Senato con SEL

“Si registra molta soddisfazione da parte dei Governi, compreso il nostro, per la chiusura del negoziato, come se di per sé la realizzazione di un accordo possa essere preminente rispetto ai contenuti.  Contenuti che purtroppo ci raccontano una storia diversa, che va letta con grande preoccupazione: il processo d’integrazione europea rischia di arrestarsi proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, piegato da logiche contabili prive di lungimiranza.

In questo contesto generale anche sul capitolo agricoltura c’è poco da rallegrarsi: a prezzi correnti, quindi tenendo conto che 1 € oggi vale meno di quanto potrà valere nel 2020 (ultimo anno di applicazione del nuovo quadro finanziario), la riduzione di bilancio della politica agricola europea sfiora il 20%. L’Italia, anche se a fronte di una sostanziale invarianza sui fondi si sviluppo rurale, perde in maniera ancora più consistente di quanto non avesse già  previsto la proposta della Commissione, sul fronte dei pagamenti diretti: circa il 15%. Unica nota di consolazione, la vittoria del Parlamento europeo sulla flessibilità dei meccanismi applicativi, inglobata nell’accordo.

A rallegrarsi della situazione il Ministro dell’agricoltura in carica, che interpreta l’accordo come “successo nazionale”. Abbiamo già visto che il clima elettorale favorisce le proposte shock, oggi scopriamo che anche le interpretazioni possono esserlo.”

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