C’è un altro pezzo di storia che se va a Lecce, chiudendo i battenti per restare un’impronta tra le foto e i ricordi di chi lo ha vissuto: il cinema Santa Lucia non c’è più. Alle spalle 63 anni di onorata carriera, diverse edizioni del Festival del Cinema Europeo e una programmazione di tutto rispetto dislocata tra le sue cinque sale, arena estiva compresa.

Al suo posto sorgerà un centro commerciale. L’angolo di via San Lazzaro perderà per sempre la sua storica particolarità, trasformandosi in uno dei tanti luoghi anonimi legati all’acquisto. La decisione ormai è compiuta, il cinema ha trasmesso la sua ultima programmazione domenica scorsa e da lunedì ha ufficialmente cessato la sua attività.
Fa tristezza adesso vedere il cancello sprangato e le bacheche prive delle sue locandine, tutto ciò che resta ormai di un angolo di storia è un’insegna spenta e una struttura chiusa a causa del calo eccessivo dei biglietti venduti.
Inutile dire che l’avvento delle moderne multi-sale e del download selvaggio sulla rete, hanno messo in crisi il cinema, costringendo la proprietà – da sempre della famiglia Cortese-Masciullo – alla chiusura e alla vendita.
Eppure resta l’amaro in bocca, perché il cinema Santa Lucia è considerato uno dei simboli della città: nato nel 1950, diventa il primo vero cinema di Lecce. Prima di lui c’erano il Teatro Paisiello, il Politeama e l’Apollo e prima ancora il teatro San Carlino come luoghi di svago per i leccesi, ma il Santa Lucia rappresentò la svolta. Nato per accogliere fino ad 800 posti, venne costruito in un sito di espansione della città qual era il quartiere San Lazzaro e inventò una programmazione tutta particolare, che prevedeva proiezioni anche al mattino, in concomitanza con il mercato bisettimanale del lunedì e del venerdì, che portava in città tante gente dal circondario; anche la domenica si proiettava al mattino con i film dedicati ai bambini.
Nel 2005 venne completamente rinnovato con la realizzazione di 4 sale, più un’arena estiva, che negli ultimi anni era andata in disuso a causa della poca affluenza. Ultimamente anche la programmazione del Santa Lucia era cambiata, prediligendo proiezioni meno commerciali e legate più spesso a generi di nicchia o a sceneggiature più auliche.
Ma il Santa Lucia  non può non essere ricordato come fulcro del Festival del Cinema Europeo, che per anni si è svolto tra le sue sale, portando in città tantissimi attori, registi e produttori famosi a livello internazionale.
Oggi di tutto ciò non resta che quel cancello chiuso e quella insegna spenta. E lo sconcerto degli abitanti e dei commercianti della zona, che non riescono a credere a quanto accaduto.
“Questa notizia ci ha scioccati”, ha commentato Franco Franchini, proprietario della pasticceria omonima che da 50 anni svolge la sua attività proprio accanto al cinema. “Per noi era come facesse parte della famiglia e del nostro mondo; volevamo mettere il lutto su tutta la strada, dopo averlo saputo. Io ricordo da giovane com’era qui, la strada era sempre animata. Ora sorgerà un centro commerciale e chi verrà qui dirà: ah, c’è il centro e non saprà mai che prima qui c’era il cinema. E’ davvero un peccato.”

Commenti sulla notizia sono giunti anche dal mondo politico. Il consigliere comunale Carlo Salvemini ha così commentato: “Sono triste anche io per la chiusura del Santa Lucia che ricordo da quando ero un bambino con i calzoni corti: sono nato a pochi metri da lì. Ricordo le prime proiezioni accompagnato da mio zio, i matinéè domenicali (si chiamavano così allora le aperture mattutine con spettacoli per i più piccoli). Da adulto amante del cinema ho consumato le poltrone di quelle sale, vissuto l’emozione dell’arena, organizzato iniziative, consumato chiacchiere e risate con Rino e Franco, gli storici volti del Santa Lucia, e gli altri simpatici ragazzi.
Ma non riesco ad andare oltre questo stato d’animo, a trarre conclusioni sociali e politiche dietro questo epilogo. C’è una famiglia, che conosco da sempre, che dopo un’esperienza sessentennale ha deciso di non andare avanti. Per ragioni personali, per stanchezza, per un mercato comunque complicato (di oggi la notizia di un calo nazionale del 23% degli spettatori). Nonostante si fosse impegnata in un ampliamento degli spazi e aumento delle sale pochi anni addietro. Le storie d’impresa sono così: nascono e si concludono anche per ragioni non strettamente di mercato, ma perchè legate alle vite di chi le ha costruite e portate avanti. Hanno deciso di passare la mano: e legittimamente hanno venduto a chi consideravano il miglior offerente. Sono tristi come e e più di noi ma hanno scelto così.
Voglio dire, per chiudere questo commento, che non mi riesce di esprimere giudizi spietati sulla povertà culturale di Lecce partendo da questa chiusura: ben altri sono le occasioni che ci vengono offerte per averne conferme. E’ una storia d’impresa che si chiude, come altre, ma legata ad un mondo fantastico qual è quello del cinema. Sono triste per questo e per chi oggi non ha più un lavoro a lungo amato. Grazie per quello di bello che avete fatto in questi anni.”

 

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