Il perdurare della recessione e la prospettiva che la stessa si prolunghi per buona parte del 2013 continuano a frenare la ripresa della domanda di lavoro da parte delle imprese che, in Italia, è prevista pressoché invariata nel primo trimestre del 2013 rispetto all’ultima frazione del 2012.

Considerando sia il lavoro subordinato che il lavoro “autonomo”, le imprese private potranno offrire, in questo trimestre, quasi 226.000 “opportunità di lavoro”, di cui poco meno di 138.000 (il 61%) saranno assunzioni di lavoratori dipendenti, sia a tempo determinato che indeterminato. Il rimanente 39% si ripartirà, invece, fra contratti interinali (circa 30.000 unità), collaborazioni a progetto (35.000) e altri contratti di lavoro indipendente (23.000).
In provincia di Lecce, i contratti di lavoro attivati nel trimestre potranno raggiungere, nel complesso, le 2.370 unità. Analogamente a quanto accade a livello nazionale, la maggior parte di essi riguarderà assunzioni di personale dipendente (1.590 unità, per una quota del 67%); a questi si aggiungeranno circa 450 contratti di collaborazione a progetto, pari al 19% del totale, 130 contratti in somministrazione (i cosiddetti “interinali”) e poco più di 200 contratti relativi ad altre modalità di lavoro indipendente (9%).

La domanda di lavoro e le variazioni occupazionali previste

I programmi occupazionali delle imprese per il primo trimestre dell’anno si inseriscono, come noto, in un contesto economico ancora difficile. Con il rallentamento dell’attività produttiva numerose aziende lamentano un’eccedenza di personale in organico e sono costrette a ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni.
Il numero di lavoratori in eccesso nelle imprese può essere stimato traducendo il monte-ore degli interventi della CIG autorizzati (di fonte INPS) in “occupati equivalenti a tempo pieno”, tenendo conto sia dell’effettivo utilizzo del monte-ore da parte delle imprese nel trimestre in esame, sia degli effetti delle autorizzazioni concesse nei trimestri precedenti.
In base a questa stima, nel periodo settembre-novembre 2012, l’eccedenza di manodopera nelle imprese della provincia di Lecce si è attestata intorno alle 3.400 unità equivalenti a tempo pieno: 2.900 nell’industria (+22% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno) e 500 nei servizi (+53%).
In relazione allo stock di dipendenti presenti nelle aziende, questi valori indicano un “tasso di eccedenza” del 7,6% nell’industria e dell’1% nei servizi, per una media del 3,6%, al di sotto del valore registrato nell’intera regione, pari al 4,2%. Questa eccedenza di manodopera riduce, generalmente, la propensione delle imprese ad inserire nuovo personale, spingendole altresì a ridimensionare gli organici.
E’ positivo, quindi, che il saldo occupazionale atteso nel primo trimestre dell’anno in provincia di Lecce sia pressoché nullo: alle 2.370 “entrate” di lavoratori, sia subordinati sia autonomi, corrisponde infatti un numero quasi analogo di “uscite” (dovute a scadenza di contratti, pensionamento o altri motivi), per una variazione “netta” di una decina di unità lavorative in più.
Molto differenziati risultano tuttavia gli andamenti in base alle tipologie contrattuali.
Il saldo occupazionale è ampiamente negativo per la componente del lavoro dipendente, per la quale si prevedono, nell’arco del trimestre, 1.590 assunzioni e 2.210 uscite, vale a dire, circa 620 posti di lavoro in meno.
Variazioni positive sono attese, invece, per le altre modalità di impiego, per le quali i contratti stipulati superano ampiamente quelli in scadenza, come in genere avviene a inizio anno quando tipicamente si stipulano i nuovi contratti.
Il saldo previsto tra le entrate e le uscite di lavoratori è pari, infatti, a +370 unità per i contratti di collaborazione a progetto, a +60 unità per i contratti interinali e a +200 unità per gli altri contratti (comprendenti le collaborazioni occasionali e gli incarichi a professionisti con partita IVA).
In ambito regionale, Lecce è l’unica provincia a mantenere invariato il saldo occupazionale complessivo (considerando tutte le modalità contrattuali); le perdite più pesanti si registrano, in particolare, a Bari e Taranto.
Le assunzioni di lavoratori dipendenti
Le assunzioni di lavoratori dipendenti
Nel primo trimestre dell’anno, le assunzioni previste in provincia di Lecce ammontano a quasi 1.600 unità, il 42% in più rispetto alle 1.100 del trimestre precedente.
Poco meno della metà dei nuovi assunti (770 unità) verrà inserita in azienda con contratti “stabili”, ovvero a tempo indeterminato, assimilando a questi anche i contratti di apprendistato. La quota di tali assunzioni (49%) risulta lievemente superiore alla media regionale (46%) ed è pari a 9 punti in più di quella nazionale (39%).
E’ interessante osservare che i contratti di apprendistato potranno interessare quasi il 20% dei giovani di cui si prevede l’assunzione, quota in aumento rispetto all’11% del precedente trimestre.
Circa 760 assunzioni programmate verranno effettuate invece con contratti a tempo determinato. Questi saranno finalizzati, in prevalenza, a “testare” i candidati in vista di una possibile assunzione stabile (280 entrate, pari al 17% del totale) e allo svolgimento di attività stagionali (270 entrate). A tali assunzioni se ne aggiungeranno poco meno di 200 per far fronte a “picchi” di attività delle imprese (12%).

I settori che assumono
I settori che assumono
Il 77% circa delle 1.590 assunzioni programmate nella provincia leccese nel I trimestre 2013 si concentrerà nei servizi: quota superiore di ben 35 punti a quella registrata nel trimestre precedente. Diminuisce, di conseguenza, il peso dell’industria (costruzioni comprese), dove le entrate non supereranno le 370 unità.
Tra i servizi, prevalgono ampiamente le attività commerciali, con oltre 560 assunzioni previste (poco più di un terzo di quelle complessive). Seguono, molto distanziati, i servizi turistici e della ristorazione con 250 assunzioni.
Nell’industria, invece, le quote più elevate di entrate (pari all’8% del totale) si registrano nel “sistema moda” (tessile, abbigliamento e calzature) e nel settore delle costruzioni.

Richiesta di esperienza e difficoltà di reperimento
In provincia di Lecce la richiesta di un’esperienza lavorativa specifica, ai fini dell’assunzione, si mantiene elevata, pur registrando una lieve diminuzione rispetto al trimestre precedente. Essa interesserà il 74% delle assunzioni totali: una quota in linea con la media regionale, ma molto superiore a quella nazionale (63%).
In particolare, al 31% dei candidati sarà richiesta una esperienza nella professione e al 43% un’esperienza almeno nel settore di attività dell’impresa. L’esperienza è un requisito segnalato più frequentemente nell’industria che nei servizi (rispettivamente, 87 e 71% delle assunzioni). Le opportunità lavorative offerte dal settore delle costruzioni e dal “sistema moda” saranno quasi totalmente appannaggio di persone esperte, mentre tra i servizi spicca il commercio, con l’85% delle assunzioni rivolte a candidati in possesso di esperienza.
La diffusa richiesta di esperienza contribuisce a spiegare i maggiori problemi che le imprese leccesi incontrano nel reperimento dei profili desiderati. La quota di assunzioni “difficili” passa, infatti, dal 12% del 4° trimestre dell’anno scorso al 15% di questo, allineandosi alla media nazionale.
Le difficoltà attengono in misura maggiore all’inadeguatezza della preparazione dei candidati (9% delle segnalazioni), mentre nel 6% dei casi riguardano la scarsa presenza delle figure ricercate.
A livello settoriale, i problemi di reperimento si concentrano soprattutto nell’industria metalmeccanica ed elettronica, dove interessano una figura su due.

Le assunzioni di giovani e donne

In questo trimestre, la quota di assunzioni rivolte ai giovani con meno di 30 anni si attesta intorno al 30% del totale, 4 punti in meno rispetto al trimestre precedente. Considerando però le assunzioni per cui l’età non è un requisito importante e ripartendole proporzionalmente fra le due classi di età (meno di 30 anni e più di 30 anni), le opportunità per i giovani risultano più ampie di quelle indicate, e si stima possano raggiungere il 47% delle assunzioni totali.
Per quanto riguarda il genere, tenendo conto delle assunzioni per cui le imprese considerano uomini e donne ugualmente adatti ad esercitare la professione richiesta, e ripartendole in proporzione a quanto espressamente dichiarato, le “opportunità” di lavoro al femminile risultano pari al 36% del totale, 9 punti in più rispetto a tre mesi prima.

I profili professionali richiesti  dalle imprese

L’articolazione delle assunzioni previste secondo il tipo di profilo ricercato dalle imprese mostra una netta prevalenza delle figure qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, che dovrebbero raggiungere le 690 unità (il 44% del totale).
Seguono, in ordine di importanza, le assunzioni di operai specializzati (circa 400 unità), che si concentreranno in gran parte nell’industria delle costruzioni, e le assunzioni di impiegati (poco più di 200 unità).
Il 10% delle entrate riguarderà, invece, i profili “high skill”, ossia dirigenti, specialisti e tecnici: quota inferiore alla media regionale (14%) e pari alla metà di quella nazionale.
Le restanti assunzioni (circa 130, pari all’8% del totale) riguarderanno profili “generici” e non qualificati.

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