Assolti perché il fatto non sussiste Maria Rita Nachira e il marito Giuseppe Cursano dall’accusa di aver fatto sparire il testamento originario di Mario Nachira, deceduto il 16 maggio scorso, con un passato nelle aule di Tribunale come cancelliere e poi in qualità di Giudice di Pace a Maglie.

I giudici di Secondo Grado, (Presidente Giacomo Conte a latere Nicola Lariccia, Massimo Orlando) hanno ribaltato il verdetto di primo grado quando i due coniugi erano stati condannati ad otto mesi di reclusione con le accuse di soppressione, distruzione e occultamento del testamento. I giudici hanno così rivisitato anche la richiesta del procuratore generale Ferruccio De Salvatore che, nella scorsa udienza, aveva sollecitato una pena a sei mesi. Il giudice nel corso della sua vita aveva accumulato un patrimonio stimato in circa 12 milioni di euro, e a far scattare l’inchiesta fu una denuncia di un fratello e di una sorella con cui segnalavano come una loro sorella avesse fatto sparire il testamento originario e di fatto allontanando dalla spartizione gli altri eredi. Nel cointestato testamento come beneficiari sono indicati proprio i due imputati che nel tempo avrebbero acquisito solo un’esigua fetta di tutti i beni (circa un milione e mezzo di euro depositati in una banca di Minervino) perché la stragrande maggioranza delle sostanze venne sequestrata. La coppia era assistita gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, Fabio Valenti e Stefano De Francesco che hanno espresso la propria soddisfazione per il verdetto della Corte. I giudici, con la lettura del dispositivo, non hanno però formalmente disposto il dissequestro dei beni. La parte civile, invece, era rappresentata da Alberto e Luigi Corvaglia.

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