Nel pieno della campagna elettorale, mentre si scopre che il Pd perde pericolosamente punti e qualcuno si pente di non aver votato Renzi, l’avvocato Fabrizio Marra getta benzina sul fuoco e parla di marginalizzazione dell’area di tradizione cattolica democratica all’interno del Pd. Una polemica che potrebbe far andare su tutte le furie il segretario regionale Sergio Blasi, ma che, usando i vecchi schemi per semplificare, punta il dito sul fatto che i democratici siano sempre più a sinistra, sempre più Ds.

 

 

Avvocato, il Pd ha perso l’anima cattolica?

«Le primarie per i parlamentari sono state una risposta alla legge porcata, ma va registrato il dato che ci sono dei cooptati anche nelle nostre liste».

Anche questa volta il Pd ha calato qualche “blindato”, vero?

«Il dato che emerge dalle liste è il fatto che la stragrande maggioranza dei candidati in posizione eleggibile rappresentano solo un’area, a discapito di un’altra, che è anch’essa co-fondatrice del partito».

Insomma, siamo alle vecchie recriminazioni in politichese? Poca Margherita, troppi Ds?

«Questi sono modelli superati della politica, ma sicuramente c’è un’area cattolica democratica in sofferenza all’interno delle liste del partito. Al di là dei big nazionali, Franceschini, Letta, Bindi, è evidente un’assenza dei candidati alla Camera e al Senato ascrivibili in questa area politica. E questo spiega anche le scelte di Bersani, che chiama a sé Renzi, da una parte, e apre al Terzo Polo e a  Monti dall’altra».

C’è da dire che l’area lettiana, nel Salento, anche nelle primarie, ne è uscita con le ossa rotte. Non avete rappresentanti in lista.

«Io farei un ragionamento più ampio, su tutta la Puglia: registro che sono stati blindati politici di professione, che non possiamo considerare leader nazionali, con tutto il rispetto, Enzo Lavarra, che tre anni fa non veniva eletto europarlamentare, e Nicola Latorre, sono stati presi da casa loro e candidati in posizioni sicure, senza passare dalle primarie. Bisogna comprendere perché alcuni sono dovuti passare dalle primarie e altri, come Latorre, sono stati candidati in Puglia senza alcuno sforzo. Solo la candidatura di Bray è accettabile, perché è espressione di un’area culturale che è utile avere in lista».

Insomma, il Pd non ha rinunciato a blindati e paracadutati, nonostante le primarie, sacrificando l’area interna dei cattolici democratici. Questa è la sua visione, vero?

«Ci sono paracadutati in tutta Italia. Io registro una difficoltà del partito, che ha a sinistra Rivoluzione Civile di Ingroia e al centro Monti, così succede che a sinistra subisca un’erosione di voti e anche al centro, perché alcuni cattolici non si sentono rappresentati».

Comunque, almeno a Lecce, avete Andrea Imbriani come segretario cittadino, area lettiana.

«Non mi sono spiegato: non è un problema di aree interne, ma di rappresentanza, di sensibilità interne. Il Pd nasce dall’unione dei socialdemocratici, socialisti, repubblicani e cattolici e dovrebbe rappresentare tutte queste aree. Oggi, con queste liste, c’è un grosso sacrificio per le aree politiche non ascrivibili all’area socialdemocratica».

E questa diventa la chiave per capire l’erosione di voti che nei sondaggi sta subendo il Pd, vero?

«È evidente che qualche difficoltà c’è, proprio per i motivi che ho spiegato. Il Pd è nato con la missione di rappresentare più culture politiche, ma questo non emerge già dalla composizione delle liste».

 

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