«Caro Carlo, ti scrivo così ti distraggo un po’». Comincia in questo modo la lettera di Carlo Salvemini a un altro Carlo, che non c’è più. Una lettera ideale all’ex consigliere comunale  Benincasa, scomparso nel 2011, che con lui condivise una battaglia contro i silenzi della politica: nel 2009 i due si ritrovarono assieme in una memorabile conferenza stampa per ricostruire «lo strano caso del prof. Buonerba». Una conferenza che costò ai due politici di sinistra una querela per diffamazione  con richiesta di risarcimento di 50 mila euro a testa. Ora la Corte dei Conti conferma i loro sospetti.

 

 

«Ci incaricammo di rendere noto – spiega, oggi, Salvemini, con un comunicato di Lecce Bene Comune – l’inesistenza di una qualunque relazione capace di documentare la consulenza svolta dal professor Buonerba al sindaco Poli; e l’impossibilità, quindi, di giustificare i quasi 800.000 allo stesso versati quali corrispettivo dell’attività svolta nel corso di un decennio. Evidenziammo sconsolati che “la città di Lecce ha sperimentato tra il 1998 ed il 2007 la prima esperienza di consulenza nella pubblica amministrazione avente contenuto orale. Un fatto enorme, anche a fronte del ruolo importante svolto dallo stesso consulente in una stagione di governo contraddistinta da operazioni finanziarie e amministrative complesse rivelatesi particolarmente dannose per il Comune: l’emissione del BOC, la locazione finanziaria degli uffici di Via Brenta, la realizzazione del filobus».

Per il leader di ‘Lecce Bene Comune’ è venuto il tempo della verità, grazie all’intervento della magistratura contabile: «Oggi che tu non ci sei più ti do una notizia che ti farà piacere: la Corte dei Conti ci ha dato ragione e ha riconosciuto la senatrice Poli e il Prof. Buonerva colpevoli di danno erariale. Perchè, scrivono i giudici, “la convenzione fu inutile e dannosa”; “l’azione di Buonerba non fu rivolta alla cura degli interessi dell’Ente, quanto all’abusivo perseguimento di interessi e profitti privati”; “il sindaco ha dato campo libero al consulente che, indisturbato, ha potuto perpetrare le sue macroscopiche violazioni e irragionevolezze”».Salvemini ricorda la conferenza del 2009 per spiegare che «anche questa volta la politica è arrivata prima della magistratura», quindi, l’opposizione ha svolto quel ruolo di controllo che dovrebbe sempre avere. La lettera scritta al collega e amico scomparso si chiude con una considerazione amara: «Nessuno ci dirà grazie per questo, ed è giusto così in fondo: abbiamo solo fatto il nostro dovere. Ma almeno tra di noi facciamoci i complimenti. Come dici? Se qualcuno ha espresso pubbliche scuse alla città per il danno politico procurato? Hai sempre voglia di scherzare tu. Eppure sai cosa scrivono i giudici “Non possiamo nascondere il dolore di fronte a un simile disprezzo del pubblico denaro, di un uso perfino privato“. Quante volte in aula abbiamo espresso lo stesso dolore».

 

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