Firmerà le copie del suo libro “Il silenzio degli uomini” la scrittrice e giornalista Iaia Caputo, venerdì primo marzo, dalle ore 16.00, alla Feltrinelli Point di Lecce.

Il silenzio degli uomini, edito da Feltrinelli, è l’ultimo libro della Caputo la quale, dopo saggi intensi e originali sulle donne e sul loro mondo interiore, prende posizione sull’altra metà del cielo. Lo fa senza rabbia o preconcetti, lo fa con la sola voglia di capire quello che definisce «drammatico malessere maschile», sottolineando che «il nostro, è un paese bloccato da una misoginia che ormai pervade l’intero corpo sociale».  L’incontro di domani sarà l’occasione per approfondire con l’autrice i temi del libro e discutere le eventuali curiosità dei lettori.

Secondo la Caputo, mai come in questo momento, gli uomini sembrano non avere le parole per esprimere la propria paura o smarrimento, la propria fragilità, i desideri. Coloro che per millenni sono stati i dominatori del mondo, insomma, da tempo, secondo la scrittrice non lo sono più oscillando continuamente tra inedite libertà offerte loro dalle donne e la nostalgia degli antichi privilegi. Gli uomini non sanno ancora parlare di sé, ed è in questo silenzio che Iaia Caputo coglie una “condizione tragica del maschile”, che nella dismisura di una sessualità incapace di evolvere e nella scorciatoia della violenza ha le sue derive più preoccupanti. Così, l’autrice indaga sui padri che uccidono i figli ma anche sulla nuova paternità che ha scoperto la gioia della cura e della prossimità dei corpi; decodifica i gesti che hanno caratterizzato la politica e la sfera pubblica negli ultimi vent’anni, mettendone a fuoco l’arroganza, la volgarità e l’urgenza di costruire e denunciare un nemico; riflette sulle forme del desiderio maschile attraverso l’esemplarità del caso Marrazzo o dell’affaire Strauss-Kahn – passando, evidentemente, per il “ciarpame senza pudore” dell’era berlusconiana. Iaia Caputo cita dalla cronaca, intervista, ascolta, analizza e giunge ad affondare questa materia nella prospettiva primitiva in cui tornano, inaspettatamente attuali, i gesti di Medea, e quelli di una senescente classe politica, i Crono del post patriarcato tanto disinteressati al destino dei propri figli quanto intrinsecamente misogini. Ma tra le sue pagine compare anche l’elogio di una delle più grandi ricchezze del maschile, quello dell’epica: una narrazione che ancora oggi permette di rintracciare la possibile bellezza d’essere uomini, le sue contraddizioni e la sua complessità. Forse, il maschile potrebbe avviare una sua tardiva trasformazione solo rinunciando al privilegio di un silenzio che lo protegge ma gli toglie interi pezzi di vita. Perché le cose esistono solo quando impariamo a nominarle.