Fotografie con il cellulare per immortalare la sua “amata” sul posto di lavoro, pedinamenti di giorno e di notte per anni, informazioni strappate ai propri alunni, minacciati di prendere brutti voti se non lo avessero aggiornato sulle abitudini di vita della donna per la quale aveva letteralmente perso la testa.

Così un docente 59enne di Cursi è stato condannato ad otto mesi di reclusione con l’accusa di stalking ai danni di una 33enne di Martano. La sentenza è stata pronunciata dal Giudice del Tribunale di Maglie, Pasquale Sansonetti, che ha abbassato di appena 12 mesi la richiesta sollecitata dal vice procuratore ordinario, Giuseppe Lopez. Il giudice ha anche disposto un risarcimento, in via equitativa, nei confronti della parte civile, (assistita dall’avvocato Mario Ingrosso), di 20 mila euro. E’ stata così rigettata la richiesta degli avvocati difensori dell’insegnante, i legali Luigi Corvaglia ed Edoardo Santoro, che avevano invocato l’assoluzione dell’uomo perchè le accuse contestate al docente si dovevano ritenere prive di fondamento. L’istruttoria dibattimentale, però, con l’escussione, tra gli altri, della presunta vittima e di alcuni studenti dello stesso professore (le cui dichiarazioni hanno dato ulteriore vigore al quadro accusatorio), hanno convinto il giudice ad emettere una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato. Il 59enne, comunque, potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena. L’insegnante, per quelle molestie reiterate, agli inizi di marzo del 2010, venne anche  arrestato in flagranza di reato e sospeso dall’attività di insegnante per un certo periodo. All’epoca dei fatti, l’uomo insegnava in una scuola superiore di Martano e proprio per una giovane del posto, l’uomo aveva perso completamente i lumi. L’allora 31enne sarebbe stata persino costretta a licenziarsi da dove lavorava perchè continuamente seguita e osservata. Da alcune testimonianze raccolte dai carabinieri della Compagnia di Maglie, per anni il professore si sarebbe “servito” dei propri alunni, dietro la minaccia di un brutto voto, per ottenere informazioni aggiornate sugli spostamenti, le frequentazioni e addirittura sul numero di telefono che nel frattempo la vittima aveva dovuto cambiare. Pedinamenti sia al bar, prima del licenziamento, poi nel supermercato dove la giovane aveva trovato lavoro come impiegata alla cassa. Anche qui, però, ha dovuto cambiare mansione, occupandosi della sistemazione della merce sugli scaffali, perché, dagli accertamenti eseguiti, l’uomo bloccava la fila solo per fissarla. Niente di tutto ciò lo avrebbe fermato, fino a condurre la donna all’ennesimo licenziamento. Subito dopo il suo arresto, nel corso dell’interrogatorio di convalida dinanzi al gip Ercole Aprile, il 59enne giustificò quel pressing così morboso sulla giovane a causa di un’eccessiva timidezza e negò di aver mai chiesto ai suoi allievi informazioni sulla donna. Il gip dispose così la scarcerazione del professore che, nel frattempo, è ritornato ad insegnare.

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