Senso Plurimo 4,  la rassegna di arti visive è curata da Marinilde Giannandrea, giornalista e critica, ospita venerdì 1 marzo, dalle 18.30 e fino al 28 marzo ore 18.30, nel foyer dei Cantieri Teatrali Koreja e nello spazio espositivo del box progettato da Rune Ricciardelli la doppia personale di Francesca Loprieno e Alessia Rollo.

Disparition  di Francesca Loprieno è un’installazione composta da un video e una serie di dittici fotografici che ci consegna le immagini di giovani donne ritratte nella formula tradizionale delle foto segnaletiche. A volte la fotografia insegue fantasmi e riesce a materializzare l’invisibile o a restituire densità e profondità al visibile, è il caso dei lavori di Francesca Loprieno, tendenzialmente transitori, ma sempre coerenti con la scelta di uno sguardo rivolto ad un mondo sensibile che dà la sensazione di essere sempre sospeso.

Disparition s’insinua nell’universo simbolico femminile  e attinge a una varietà di tipologie etniche e identitarie proprie di una natura che ha nell’altrove e negli intrecci delle  differenza la sua nota più interessante. Gli occhi  delle protagoniste sono sempre coperti  da un oggetto – al contrario di quanto avviene nella tradizione islamica nella quale sono l’unica cosa visibile – ma in realtà ciò che questa scatola di identità ci racconta è il rischio  che le singole personalità si dissolvano dentro oggetti  o valori omologanti.

Durante l’inaugurazione, Francesca Loprieno realizzerà un set fotografico invitando le donne del pubblico a diventare, attraverso i suoi scatti, soggetto dell’installazione stessa.

Studio di una resa è la mostra di Alessia Rollo, attraverso una rilettura del tutto singolare di cinque capolavori della storia dell’arte la fotografa si addentra nel territorio delle relazioni tra contemporaneità e arte del passato. Non lo fa con una riproposizione formale, piuttosto indaga in profondità i meccanismi che determinano la struttura, la vita e la fruizione di un’opera. Usa il video per animare i personaggi che agiscono in spazi neutri, con luci chiare, senza ambiguità e che possiamo ricondurre – solo con un processo mentale – alla Nike di Samotracia, alla Pietà di Michelangelo alla Libertà che guida il popolo di Delacroix, a Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi e a Les Amantes di Magritte.

I temi sono quelli centrali dell’esistenza, della maternità, della morte, dell’amore e della libertà ma la loro rilettura impone un atteggiamento riflessivo e concentrato che attinge ai flussi della memoria e a un repertorio di immagini che fanno parte di un sapere consolidato.

 

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