” . . . C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi di antico . . .” Il poeta direbbe così dopo aver visto Lecce -Treviso; si esprimerebbe pressapoco in questi termini parlando del “nuovo” dopo aver visto ed apprezzato i primi trenta minuti della partita, ma aggiungerebbe il resto della citazione tenendo nella dovuta considerazione le ansie, gli strafalcioni e l’abbandono dell’iniziale equilibrio una volta consolidato il  vantaggio.

E’ andata come ora cerco di raccontarvi:
Se è vero che la pericolosità non cresce proporzionalmente con l’affollamento dell’area avversaria (4-2-4) è anche vero che presidiando con più forze in territori avversari aumentano le ghiotte occasioni da gol. Trascorrono soltanto due minuti di Lecce abbastanza frizzante e la girata di testa di Bogliacino (in un’area molto affollata) illumina il tabellone che stampa Lecce-Treviso 1-0. Si nota intanto che, in poco più di dieci giorni i così detti senatori sembrano rigenerati; sarà èffetto della “cura Toma” ? Chissà! Jeda è Giacomazzi, passateci il termine, sembrano miracolati quanto a dinamismo, capacità di iniziativa e partecipazione alla coralità del gioco. Ci guadagna la godibilità della manovra alla cui buona riuscita non è estraneo il Treviso ben disposto al confronto.
Non è che tutto fili liscio come l’olio, in maniera perfetta, questo no, ma quando i movimenti dei singoli e dei reparti si snodano armoniosamente, va da sè che a giovarsene sia lo spettacolo, e con esso il punteggio; si, il punteggio che Giacomazzi, al 27°, provvede ad arrotondare. Il due a zero bagna le polveri dei giallorossi che allentano la presa concedendo spago alle iniziative dei trevigiani che, dal canto loro, non trascurano occasione per rammentarci la loro povertà di classifica. Andiamo alla ripresa che inizia in verità con parecchia confusione, gioco arrafazzonato, con un Treviso che quasi non osa credere al fatal destino quando al 7°minuto il Sig. Verdenelli (in completo nero dai piedi alla testa . . . compresa) concede loro un calcio di rigore che Tarantino trasforma egregiamente. Da un’area all’altra, da un rigore all’altro; questa volta se lo procura Chiricò, ma Jeda non lo trasforma in gol facendosi respingere la conclusione abbastanza centrale. Il Lecce perde così l’occasione di chiudere il confronto e smarrisce pure buona parte della lucidità che lo aveva accompagnato nella prima frazione di gioco: il Treviso si fa minaccioso; sfiora il pari al 25°e a questo punto Toma richiama Jeda e manda in campo Chevanton; Ma al 30°, con le tre sostituzioni già utilizzate, Benassi deve abbandonare a seguito di un violento scontro aereo. Cheva passa tra i pali. Si tratta ora di non concedere possibilità di tiro agli avversari dalla media e lunga distanza, visto che poco si conosce della storia da portiere di Chevanton . . . .! Il Lecce non intende rinunciare a nessuno dei tre punti che sta conquistando, lotta su ogni palla, lotta magari in maniera un po’ scomposta, ma non si sottrae alla consegna: i tre punti sono importantissimi. La sofferenza si protrae anche nel corso dei sette minuti di recupero assegnati dall’uomo in nero (tutto nero); poi la fine, accolta con sollievo dagli oltre quattromila presenti sugli spalti .Il nuovo Lecce ritorna dunque alla vittoria, riconquista così la testa della classifica, ma il lavoro di Antonio Toma è ancora alla fase propedeutica, dovrà infatti proseguire di buona lena perchè questo Lecce può e deve fare davvero di più.

 

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