“Non c’è alcuna contesa tra Pd e Sel sulla cosiddetta Legge salva olio, tanto meno tra Stefano e Mongiello. Chi vuol vedere contraddizioni che non esistono, probabilmente è solo mosso dall’intento di mettere un po’ di pepe ad una campagna elettorale nella quale solo il centro sinistra

dice chiaramente cosa vuol fare, anche in tema di agricoltura e di lotta alla contraffazione. L’importante però non stravolgere i fatti.” Lo dichiara Dario Stefàno, capolista al Senato con SEL.
“Da coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura, infatti, su quell’intento legislativo mi sono espresso con atti, con pareri (favorevoli), con le sollecitazioni alla Commissioni parlamentari a far presto, tenendo sempre insieme tutto il sistema delle Regioni affinché accompagnasse l’iter col proprio supporto unanime. 
Un testo normativo che però avrebbe meritato un più forte protagonismo del ministro Catania a Bruxelles, con l’obiettivo di “preparare la strada” in Europa e poi di portare l’Europa sulle posizioni del nostro Paese, per non ostacolarne l’applicazione pratica.

È bene dire con forza, dunque, che la sinistra non scivola sull’olio, anzi proprio sull’olio extravergine d’oliva, una delle tracce identitarie più antiche della nostra tradizione, ha misurato al governo della Regione Puglia, tutta la capacità di investire in innovazione e modernità valorizzando le proprie radici, e dunque in cultivar e territori di produzione. In pochi anni, abbiamo fatto il salto di qualità, passando dall’essere una regione che forniva semi-lavorato ad altre filiere regionali ad essere oggi una realtà che sa raccontare i suoi tratti identitari e promuovere la sua cultura attraverso proprie etichette. Una regione in cui l’antica radice agricola è tornata ad essere il nostro più bel biglietto da visita e in cui i giovani si riappropriano di una tradizione antica ma con piglio innovativo.

Oggi siamo primi su tanti versanti: per il più alto numero di primi insediamenti in tutta Italia, per aver insediato per primi un tavolo di coordinamento sui controlli, che ha già prodotto risultati significativi nella lotta alla contraffazione, per aver negato il parere alle IGP quando i regolamenti comunitari non obbligano l’utilizzo di prodotto primario di quel territorio, per aver dato valore alla tracciabilità attraverso un Marchio di Qualità “Prodotti di Puglia”, (anche qui prima regione a farlo) per aver preferito alle centrali a biomasse in cui convogliare le olive del Salento una efficace riorganizzazione della filiera approdata ad un concorso nazionale (concluso ieri a Lecce), con cui valorizziamo e promuoviamo un prodotto della Puglia che in tutto il mondo, al pari del vino, ci rende unici ed inconfondibili.
Questa è la Puglia che voglio portare con me a Roma. Una Puglia che solo chi non vuole vedere non vede”.

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