Sarebbero responsabili della scomparsa della maxi eredità da 774 mila euro lasciata nel 2000 dall’ex parroco della chiesa Sant’Antonio Abate di Novoli. Il collegio della seconda sezione penale d’Appello, (Presidente Giacomo Conte, a latere Antonio Del Coco e Massimo Orlando)

, hanno confermato le condanne a quattro anni di reclusione a carico di Daniele Scardia e Giuseppe Perlangeli, di 50 ed 81 anni, rispettivamente di Lecce e di Novoli, sotto processo con l’accusa di ricettazione. I giudici hanno invece disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Cosimo Rizzo, 72enne di Novoli, condannato in primo grado a due anni con le accuse di minacce perché secondo l’accusa avrebbe intimidito un proprio dipendente convocato in Procura per riferire sulla scomparsa dell’eredità. La sentenza di primo grado risale all’8 luglio del 2009 quando tre imputati vennero condannati a complessivi dieci anni e altrettanti, invece, per intervenuta prescrizione uscirono dal processo accusati di truffa e appropriazione indebita. Al centro dell’istruttoria c’era la maxi eredità di don Vincenzo Toscano, meglio noto nel suo comune di residenza come “papa Cenzi” e deceduto alla veneranda età di 95 anni. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Francesco Tobia Caputo, Pasquale e Giuseppe Corleto. Maria Teresa Staiani, unica erede nominata da “papa Cenzi”, si era costituita parte civile con gli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Paolo De Blasi. “Esprimiamo la nostra soddisfazione per la sentenza emessa dalla Corte perché giustizia è stata fatta dopo tanti anni”, dichiara l’avvocato Dei Lazzaretti, “ed ora si apre la strada del risarcimento dei danni in sede civile”.