Antonio Primaldo e gli altri martiri di Otranto, vittime dei Turchi nel 1480, saranno canonizzati il 12 maggio del 2013. Lo ha detto il Papa, pronunciando durante il concistoro la formula latina che annuncia che gli ottocento saranno annoverati tra i santi della Chiesa cattolica. Il concistoro ha riguardato anche la canonizzazione di Laura Montoya e Maria Guadalupe Garcia.

 

Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.

Benedetto XVI rinuncia al soglio pontificio e lascera’ il 28 febbraio. Una decisione di portata storica che ha pochi precedenti in epoca recente. I casi storici di rinuncia, comunque, non mancano, soprattutto nei tempi piu’ remoti del Papato: San Clemente, quarto pontefice romano, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel primo secolo dopo cristo, abdico’ dal Sommo Pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinche’ i fedeli non restassero senza pastore. Nella prima meta’ del III secolo, Ponziano lo imito’ poco prima di essere esiliato in Sardegna; al suo posto venne eletto Antero.Silverio, 58esimo vescovo di Roma, fu deposto da Belisario e in punto di morte (11 marzo 537) rinuncio’ in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, piu’ problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino (VII secolo). Altro caso piu’ difficilmente inquadrabile e’ quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe. Siamo nella prima meta’ dell’anno Mille. Il piu’ celebre caso di rinuncia all’ufficio di Romano Pontefice fu quello di Celestino V, detto anche “il Papa che fece per vitla’ lo gran rifiuto”, che porto’ all’elezione di Bonifacio VIII nel 1294; poiche’ quest’ultimo fu un pontefice non affine a Dante Alighieri, egli nella sua Divina Commedia pone, probabilmente, Celestino V nell’Antinferno tra gli ignavi: non e’ pero’ certo chi il Sommo Poeta volesse indicare nel seguente passo, potrebbe trattarsi infatti, secondo alcuni critici di Ponzio Pilato, Esau’ o Giano della Bella: con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che un’abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi, in data 10 dicembre 1294, emano’ una costituzione sull’abdicazione del papa, confermo’ la validita’ delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese note le sue intenzioni ed abdico’. Nel 1415 un altro Papa, Gregorio XII, eletto all’epoca dello Scisma d’Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall’antipapa Giovanni XXIII e presieduto dall’Imperatore Sigismondo per dirimere ogni questione. Uno di questi decreti intimava a tutti i contendenti di abdicare, nel caso che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l’accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII (rappresentante dell’obbedienza avignonese) e alla fuga di Giovanni XXIII (poi ricondotto in Concilio e deposto), alla fine Gregorio XII acconsenti’ ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All’abdicazione pero’ non segui’ l’elezione di un nuovo Papa, che si verifico’ passati due anni e solo successivamente alla scomparsa di Gregorio XII, dopo la quale venne convocata un’assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V nel 1417.

“Cooperatores Veritatis”, collaboratore della verita’. E’ stato questo il motto indicato da Joseph Ratzinger per il suo pontificato, con il nome di Benedetto, il XVI pontefice ad aver scelto questo nome. Il suo ruolo di guida della Chiesa universale, nonche’ di sovrano dello Stato-Citta’ del Vaticano, sara’ durato 7 anni, 10 mesi, 9 giorni quando arrivera’ il 28 febbraio, giorno scelto per le sue ‘dimissioni’. Benedetto XVI, 265° papa e settimo pontefice tedesco nella storia della Chiesa cattolica, e’ eletto in conclave il 19 aprile del 2005, nel quale entra come prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede e decano del collegio cardinalizio. La fumata bianca arriva al quarto scrutinio, nel secondo giorno, con l’Habemus Papam proclamato dal balcone della loggia centrale della basilica di San Pietro in Vaticano, dopo la fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina. Queste le sue prime parole da Papa: “Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto – la sua esortazione rivolta ai fedeli raccolti in pizza San Pietro – mi affido alle vostre preghiere”.

 

”Contestualmente alla lieta notizia della canonizzazione dei nostri martiri, abbiamo conosciuto oggi anche la decisione del Papa di rimettere le dimissioni dal proprio mandato”. Lo afferma il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, in una nota nella quale sottolinea che l’annuncio ”ovviamente addolora noi tutti per l’affetto che ci lega al Santo Padre e per la stima e la gratitudine sempre avute nei suoi confronti”.

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