Attività di gestione illecita di rifiuti è l’ipotesi accusatoria formulata dal sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone che, con il collega Antonio Negro, si sta occupando delle indagini su Torre Veneri. Il fascicolo al momento resta contro ignoti.

In mattinata si è tenuto in Procura un incontro tra gli investigatori per fare il punto sugli accertamenti. Erano presenti anche il procuratore aggiunto Ennio Cillo, supervisore del pool di magistrati che si dedica ai reati in materia ambientale, e il maggiore Nicola Candido, al comando dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce, a cui sono state delegate le indagini sul poligono di Frigole.

Non solo il rischio di inquinamento da uranio impoverito, ma anche l’attività di bonifica e le esercitazioni militari ancora in corso nel poligono, sono finiti sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti.

Voci accreditate sottolineano che non c’è da allarmarsi, dal momento che, sulla scorta di prelievi effettuati nel 2007 e nel 2010, l’Arpa ha già escluso la presenza di uranio impoverito.

Dopo il primo sopralluogo svolto dal Noe venerdì scorso, nelle prossime settimane la Procura potrebbe disporre una super consulenza. Dovrebbero essere almeno tre gli esperti che si occuperanno di passare al setaccio Torre Veneri. Tra loro, per quanto è dato sapere, dovrebbe esserci anche un rappresentante dell’Arpa.

 

 

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