Sedici anni di carcere sono stati invocati complessivamente dal procuratore aggiunto Antonio De Donno per tutti e sette gli imputati nel processo per la presunta truffa con i palazzi di via Brenta.

Tre anni di carcere, in particolare, sono stati richiesti rispettivamente per l’ex consulente giuridico dell’allora sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, Massimo Buonerba e per l’ex dirigente del settore economico e finanziario del Comune, Giuseppe Naccarelli. Due per gli altri imputati, ossia per l’ex assessore al bilancio Ennio De Leo; il legale rappresentate della Socoge, società costruttrice dei palazzi, Pietro Guagnano; l’ex direttore generale Piergiorgio Solombrino; il tecnico Maurizio Ricercato e del geometra Roberto Brunetti. Tutti rispondono a vario titolo di falso e truffa. L’intera trattativa che ha portato all’acquisizione dei “palazzi della discordia” è stata sviscerata nell’articolata requisitoria del pm, che ha sottolineato come la regia di tutta l’operazione sarebbe stata diretta da Buonerba. Sarebbe stato lui a dare a Naccarelli l’input di procedere già nel 2004. La trattativa che si sarebbe dovuta concludere. A nulla sarebbe servito il no del Ministero. Per questo si è proceduto segretamente e la firma del contratto è avvenuta a Milano. Il tutto a discapito del Comune di Lecce che, costituitosi parte civile con l’avvocato Andrea Sambati, ha formulato una richiesta di risarcimento danni di 2 milioni e mezzo di euro. Il legale ha chiesto la condanna soltanto per tre degli imputati: Buonerba, Naccarelli (ancora dipendente comunale) e Guagnano. Per il legale ci stanno tutti gi estremi per rinvenire il reato di truffa ai danni del Comune, ma, qualora non siano dal giudice rinvenuti i margini per configurarla, si potrebbe ipotizzare l’accusa di peculato, in quanto i pubblici ufficiali (Bunerba e Naccarelli) avrebbero consentito a terzi (Guagnano) di appropriarsi del denaro del Comune di Lecce.

Anche la Selmabipiemme, la finanziaria milanese che si è costituita parte civile contro tutti gli imputati, con l’avvocato Fabrizio Gobbi, ha avanzato una richiesta di risarcimento danni, pari a poco più di un milione e mezzo di euro.

La sentenza è attesa per il 19 aprile.

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