E’ stata la casa circondariale di Borgo San Nicola di Lecce a fare da luogo prescelto per una presentazione d’eccezione del docu-film “L’altra città”, per la regia di Pippo Cariglia e Cristian Sabatelli. Integrazione, interazione e stringersi dei legami, attraverso il gioco, attraverso il calcio. E’ questo che racconta L’altra città, e l’ha raccontato lo scorso venerdì 8 febbraio ad una platea di amici dei registi e di circa quaranta detenuti, provenienti da uno dei settori del carcere a più alta percentuale di extracomunitari.

La presentazione è stata organizzata, con il supporto del Direttore Antonio Fullone, dall’Associazione Antigone, che si occupa di tutte quelle iniziative per i diritti e le garanzie nel sistema penale, nella persona dell’Avvocato Maria Pia Scarciglia.

Scotta la questione del sovraffollamento delle carceri, anche a Borgo San Nicola dove in media, in una cella pensata per una persona, i detenuti sono tre, e spesso non parlano neppure la stessa lingua. Scotta, veemente, il pensiero del tempo, da occupare, interminabile e senza lavoro. Troppo poche le attività proposte dalle associazioni esterne, mancano gli strumenti, mancano anche i palloni per fare una partita nell’ora d’aria. Aumentano invece le richieste di psicofarmaci.

Sono circa quaranta i presenti nel teatro del carcere, chiacchierano con gli ospiti per mezz’ora, approfittando di un guasto tecnico al proiettore, e dicono di star bene per i prossimi sei mesi. Uno spiraglio umano in mezzo a tante grate.

I trent’otto minuti di proiezione mostrano un campo di calcio abbandonato che diventa un laboratorio sociale, in uno spazio che non è casuale: è un ex ospedale psichiatrico.

Le vicende di alcuni immigrati, legati ognuno ad un destino diverso, si uniscono in un torneo di calcio antirazzista che da diversi anni occupa a Lecce un luogo quasi immateriale dove la parola “integrazione” sembra non aver senso di fronte a momenti di vita e di confronto diretto. Una sbiadita colonna sonora dei nostri tempi, “L’altra città” – prodotto da Zerobudget, senza alcun contributo pubblico, in collaborazione con Bfake, BePress, Jefferson, La Collaboratori Particolari – un non luogo reale e sconosciuto che, fra urla, linee storte e pietre in mezzo al campo, ci dimostra quanto sia importante diffondere un pensiero comune.

Anche nel carcere di Lecce, in periferia, vicino l’aula bunker del Tribunale, l’integrazione non è semplice. Tanti gli extracomunitari a dover dividere le celle con italiani, diverse le età, diverse le culture, diverse le religioni.

Nel breve dibattito successivo alla proiezioni poche parole, pochi interventi e tanti, tantissimi sguardi, tra chi sa di condividere un destino, e chi prova a capire che l’umanità passa per la dignità, in maniera necessaria.

L’autobus della polizia penitenziaria che ha portato via gli ospiti, sul far del buio, ha attraversato le deserte strade su cui affacciano centinaia di finestre quadrettate dal ferro, da cui sbucavano brandelli di vita vera, panni stesi, scope. Campi sportivi, cubi giganteschi di reti per la circolare camminata dell’ora di libertà. E il silenzio, assoluto silenzio, spiato dalle finestre chiuse d’ombra, nel giorno di una visita particolare.

 

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