E’ attesa per questa sera la sentenza di primo grado nei confronti dei 30 imputati – tra cui l’ex ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto e l’imprenditore ed editore romano Giampaolo Angelucci – nel processo chiamato ‘Fiorita’, in corso a Bari davanti ai giudici della seconda sezione collegiale del tribunale.

Dopo le repliche delle parti, i giudici si sono ritirati, ieri sera, in camera di consiglio riservandosi 24 ore per la decisione.
Numerosi gli episodi di corruzione, falso e turbativa d’asta contestati agli imputati, relativi agli anni 1999-2005, quando Raffaele Fitto era presidente della Regione Puglia. Per l’ex ministro ed ex governatore, il pm Renato Nitti ha chiesto la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione. I difensori, gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Luciano Ancora, ne hanno chiesto l’assoluzione. Tra le vicende contestate a Fitto, l’appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di 11 Rsa, vinto da una società di Angelucci (per lui l’accusa ha chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione), e la presunta tangente da 500mila euro versata da Angelucci sotto forma di illecito finanziamento al partito di Fitto ‘La Puglia Prima di Tutto’. L’ex presidente della Regione Puglia, oggi capolista alla Camera in Puglia nelle liste del Pdl, e’ anche accusato di peculato e di due episodi di abuso d’ufficio. La Procura ha chiesto complessivamente 27 condanne (a pene comprese tra i 3 mesi e gli 8 anni di reclusione), un’assoluzione ‘perche’ il fatto non sussiste’ e un proscioglimento per prescrizione dei reati.

 

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