Trent’anni di carcere anche in Appello per l’omicidio del figlioletto. E’ stata confermata la condanna a carico di Giampiero Mele, il 27enne di Taurisano, responsabile della morte del piccolo Stefano risalente al 30 giugno del 2010. Dopo circa tre ore di camera di consiglio, i giudici della Corte d’Assise d’Appello, (presidente Rodolfo Boselli, a latere Antonio Del Coco), hanno letto il dispositivo rimasto immutato rispetto alla sentenza di primo grado datata 13 marzo dello scorso anno, emessa dal gup Carlo Cazzella, in abbreviato.

Lo stesso procuratore generale Antonia Maruccia aveva sollecitato la conferma della condanna di primo grado. Il giovane acquistò una corda e un taglierino; poi nell’abitazione dei nonni, a Torre San Giovanni cercò di impiccare il figlio e gli tagliò la gola. Dopo l’arresto, il padre del bambino cercò di togliersi la vita, fu dichiarato incompatibile con il regime carcerario e ricoverato in una clinica psichiatrica vicino a Bari, dove si trova tutt’ora. La tesi difensiva era supportata dalla consulenza di parte, redatta dal dottor Serafino De Giorgi, secondo cui Mele era incapace di intendere e di volere al momento dell’infanticidio. Tesi, però confutata dai due periti nominati dal Tribunale, lo psichiatra Domenico Suma e il professor Antonello Bellomo. La madre e i nonni del piccolo Stefano si erano costituiti parte civile con gli avvocati Alessandro Stomeo e Salvatore Centonze ed è stato riconosciuto il risarcimento danni hanno riconosciuto all’ex compagna di Mele, Angelica Bolognese, e ai nonni del piccolo Stefano una provvisionale di 100mila euro, mentre il risarcimento sarà stabilito in sede civile. L’imputato era difeso dagli avvocati Angelo Pallara e Gabriella Mastrolia che avevano la mancanza di imputabilità e il riconoscimento delle attenuanti generiche.

 

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