Nel dibattito sulle aperture domenicali dei negozi interviene il consigliere comunale Antonio Lamosa: “Viviamo ormai, in Italia come a Lecce, il disagio causato da chi, quando era il tempo di immaginare le barriere doganali, non ha saputo leggere l’economia italiana in prospettiva.

È accaduto invece l’opposto, consentendo liberamente l’ingresso a chi avesse la possibilità di immettere sul nostro mercato prodotti esteri, di bassa qualità, comunque merce prodotta all’estero. 
I cinesi, ad esempio, avevano immaginato bene cosa sarebbe successo in Italia nell’arco di dieci anni.  Abbiamo infatti vissuto in questo ultimo decennio il cambio di rotta del consumatore, che si è sempre più orientato verso l’acquisto di prodotti di qualità scadente e di imitazione.
Tutto ciò ha contribuito alla perdita quasi totale del prodotto interno lordo, a favore dell’importazione diretta, ossia senza intermediazione, con la nascita di moltissimi negozi di “vicinato esteri”. Sorgevano anche gli “ipermercati” che in poco tempo hanno cercato di contrastare l’avvento della merce estera, con pareggi di mercati bassi.
Ciò ha comportato inevitabilmente  un livello bassissimo della qualità della mercanzia, una concorrenza sleale e la rinascita del metodo ormai diffuso del “si salvi chi può”.
Abbiamo quindi registrato la perdita di tantissimi negozi e di “attività di vicinato”, ma molti altri sono in procinto di chiudere.
Numerosi operatori commerciali di prodotti particolari hanno ottenuto l’apertura nei giorni festivi nella nostra città, nota a livello mondiale per la sua cultura e le testimonianze storico-artistiche ed architettoniche che possiede.
Oggi si riapre il giusto dialogo. La domenica è un diritto di tutti restare chiusi per consentire alle commesse e ai commessi di rimanere nelle proprie case il giorno festivo, con la speranza, comunque, che i negozi possano riaprire il lunedì successivo, o forse non riaprire più…
Quale esperto in materia per la mia professione di consulente aziendale, che esercito da più di venticinque anni, mi permetto di rivolgere un pressante appello alle Associazioni di categoria, alla Chiesa, agli Enti Pubblici, per condividere un percorso comune. Fissiamo insieme la strategia da percorrere; ricerchiamo insieme agli altri la via più giusta.
Ci sono molti disoccupati, (l’ho ribadito più volte) che, dopo aver seguito corsi di formazione ad hoc, potrebbero apprendere una professione così bella e utile all’economia del territorio.
Esistono risorse non intercettate per creare un modello nuovo di operatori di “sostituzione”. Solo così potremo soddisfare le aspettative di tutti: lavoratori, commercianti, consumatori, famiglie. Solo una cosa è necessaria: organizzarsi per competere. Da soli non si affronta nessuna sfida”.