Gli studenti universitari sono in guerra, dopo le recenti novità circa la presentazione di una bozza sul decreto ministeriale nel quale si punta a stringere i criteri per l’assegnazione delle borse di studio.

Assemblee nelle Case degli studenti, conferenze stampa, volantinaggio, persino foto-petizioni, con gli studenti che si fanno fotografare con in mano un cartello di denuncia. Domani anche un’assemblea pubblica a Palazzo Codacci Pisanelli a cui sono invitati tutti gli universitari del Salento. Sono queste le iniziative promosse dall’associazione Link-Udu Lecce e che si vanno ad aggiungere alle altre proteste che nel Mezzogiorno sono scoppiate in seguito alla pubblicazione della bozza di un decreto ministeriale che apporterebbe dei cambiamenti circa l’erogazione delle borse di studio universitarie.
Pare che sia proprio il Sud quello più svantaggiato dal disegno di legge, l’ultimo del dimesso governo Monti che secondo i rappresentanti Link-Udu “mira al totale disimpegno dello Stato nel garantire il Diritto allo Studio Universitario”.
In parole povere il nuovo decreto restringe i criteri di ammissibilità alla borsa di studio, su più fronti. A cominciare dal limite di età, che passerebbe a 25 anni per le triennali e a 32 per magistrali, dottorandi e lauree specialistiche. Ad aumentare anche il numero minimo di CFU per richiedere la domanda: da 20 a 35 solo per il primo anno per una triennale e da 20 a 40 per le specialistiche. Sparirebbe anche il bonus crediti che fino allo scorso anno, permetteva di usufruire di uno o due punti in caso di necessità.
Ma il limite più lampante e che ha mobilitato le associazioni studentesche del Sud, è quello del reddito, definito in maniera diversa per le diverse regioni Italiane. Il limite massimo ISSEU per ottenere la borsa di studio fino a quest’anno è stato di 17.000 euro per tutti ma secondo il nuovo decreto, diventerebbe al Nord di 20.000 euro, per il Centro di 17.150 euro mentre per il Sud passerebbe a 14.300 euro; scende quindi, tagliando via una fetta enorme di studenti che secondo le stime ammonterebbe addirittura al 50%.
“Non ci spieghiamo” spiega “Massimiliano Gira, coordinatore di Link-Udu Lecce “come mai dopo aver omogeneizzato la tassa regionale EDISU passandola per noi da 77 a 140 euro, poi si facciano delle differenze tra le regioni italiane. È una cosa velata, perchè non ci stanno dicendo che diminuiranno i fondi come è accaduto in passato ma proprio che diminuiranno la platea degli studenti aventi diritto alla borsa di studio. E a questo bisogna cercare di rispondere.”
Oltre a questo sono previsti cambiamenti anche sui criteri di individuazione degli studenti fuori sede, cosa che potrebbe svuotar letteralmente le Case degli Studenti. Per questo motivo le strutture tengono delle assemblee in questi giorni, nelle quali tutti gli studenti vengono informati delle novità ministeriali.
Secondo i rappresentanti, questo meccanismo punta sostanzialmente a diminuire il denaro destinato alle università, perché con meno studenti a richiedere la borsa di studio, saranno gli atenei stessi a coprire le quote delle erogazioni. Una sorta di “disimpegno”, come è stato definito.
“Questo decreto incentiva così il fenomeno migratorio verso il Nord, dove viene garantita con più facilità la borsa di studio, cosa che non avverrà qui dove si dovrà anche pagare le tasse. Dopo la battaglia vinta ad ottobre per la copertura del 92% di borse di studio, l’anno prossimo arriveremo a non avere più niente. E questo è inconcepibile. Puntiamo alla conferenza Stato-Regione che ci sarà giovedì 7 febbraio e lì chiederemo a Vendola di rigettare questo decreto. Ora sta a noi”