All’indomani dei risultati del voto, quando i dati sono ormai definitivi, smettere di puntare il dito sulle responsabilità del nuovo quadro politico e guardare in prospettiva a nuovi scenari possibili, è l’unico atto dovuto agli elettori che hanno delegato i propri rappresentanti

 

Quello che appare chiarissimo è la fine del sistema partitico, come proclamava da tempo il Movimento 5 Stelle e, guardando ai dati, che ha trovato approvazione tra buona parte degli italiani. I malumori sui vecchi apparati di rappresentanza c’erano già da tempo ma i protagonisti li hanno volutamente ignorati, finendo col “rompersi le ossa” in una tornata elettorale finita senza vincitori e un solo sconfitto: il popolo italiano.

Le ipotesi che si susseguono dopo l’ufficialità dei risultati sono tante: governo di larghe intese, cioè lo stesso guidato fino a qualche mese fa da Monti, improponibili aperture secondo i programmi presentati in campagna elettorale e persino un ritorno al voto. Perché allo stato attuale il Paese risulta ingovernabile.

Questa prospettiva spaventa l’Europa, la crisi politica interna potrebbe dare scossoni all’unione monetaria , ma chi mette d’accordo i pretendenti al trono?  E poi ci sono i seggi, tanti, attribuiti al nuovo soggetto politico, il Movimento 5 Stelle. Alla Camera siederanno in 108 grillini, a fronte dei 124 della coalizione di centrodestra, dei 340 del centrosinistra e dei 45 di centro, risultando il secondo partito dopo il Pd. Non entrano nell’emiciclo Fini, Ingroia e Giannino. Se alla Camera il centrosinistra potrebbe avere una cabina di regia grazie al premio di maggioranza, al Senato la situazione è ancora più instabile.

113 seggi al centrosinistra di cui 105 al Pd, 7 a Sel e 1 alla lista di Crocetta; 116 al centrodestra con i 17 della lega e 1 di Grande Sud. Ai grillini 54 scranni e 18 a Monti. Un quadro che raffigura l’emiciclo come una mezza torta divisa in tre parti uguali e che cozza con la democrazia della maggioranza.

“Non capiscono che è finita” continua a ripetere Beppe Grillo a quei microfono che lo inseguono, gli stessi che ha snobbato nel corso della campagna elettorale. Dalle sue dichiarazioni sembra che lo tsunami non si sia ritirato “governeranno ancora i soliti   noti come hanno fatto finora ma non per molto. Il Pdl e il Pd meno elle devono  percepire il cambiamento epocale”.

Stesso trend in tutta Italia per il Movimento 5 Stelle, con picchi di consensi in Liguria. La Puglia, espugnata al centrosinistra, ha comunque “regalato” il suo 25 per cento di voti al Movimento che manderà al Senato 4 rappresentanti, gli stessi del centrosinistra contro gli 11 del centrodestra e 1 per Monti.

Saranno invece 21 i deputati del centrosinistra alla Camera a fronte dei 10 del centrodestra, 8 per il M5S e 3 per la coalizione di centro. Il Salento manda a Roma per il Pd: Massimo Bray, Teresa Bellanova e Salvatore Capone. Per il Pdl:Raffaele Fitto, Rocco Palese e Roberto Marti. Per Sel: Dario Stefàno e per il M5Stelle: Maurizio Buccarella, Daniela Donno, Barbara Lezzi e Diego De Lorenzis.

Loredana Capone del Pd candidata al Senato e Francesco Bruni per il Pdl risultano i primi dei non eletti e potrebbero rientrare grazie ad un ripescaggio.

L’asettica campagna elettorale appena conclusa e che prospettava una vittoria oltre ogni aspettativa per il centrosinistra, sembra si sia conclusa con la rimonta dell’altra grande coalizione; in realtà entrambi i poli, chi più chi meno, hanno perso milioni di voti per strada, oltre all’autorevolezza della politica e alla democrazia del confronto. L’Italia e gli italiani, attendono un governo.

 

 

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